Una “fuga dalla giustizia“. Così una delle sue atlete ha definito il suicidio di John Geddert, ex allenatore della Nazionale Usa di ginnastica, accusato di abusi e violenze sessuali.

Lei è Sarah Klein e, per dieci anni, ha dovuto subire molestie non solo dal proprio allenatore, ma anche da Larry Nassar, ex medico sportivo del team USA condannato a 60 anni di carcere per abusi. Una storia torbida, a cui si è aggiunto il suicidio di Geddert, trovato senza vita in un’area di sosta a poche ore dalla sua comparizione in un tribunale della contea di Eaton. Una scelta estrema quella dell’ex tecnico americano, che ha preferito la morte piuttosto che affrontare la giustizia: “è la fine di una tragica storia per tutte le persone coinvolte” le parole di Dana Nessel, procuratore generale del Michigan.
Crimini

Pesanti le accuse da cui avrebbe dovuto difendersi Geddert, imputato nel processo per violenza sessuale, traffico di esseri umani e organizzazione criminale. Il suo coinvolgimento nello scandalo di Larry Nassar ha aggravato la sua posizione, spingendolo a uccidersi per evitare il carcere pressoché certo. “Non avevamo alcuna indicazione che Geddert intendesse fuggire o che potesse rappresentare un pericolo per se stesso o gli altri” le parole della portavoce del procuratore. “Eravamo in contatto con il suo avvocato e ci aveva assicurato la sua collaborazione“. La colpa di Geddert sarebbe stata quella innanzitutto di non denunciare gli abusi commessi da Nassar nelle palestre di sua proprietà, in particolare quella a Twistars, oltre al comportamento tenuto nei confronti delle proprie atlete.
Le accuse

L’assistente procuratore generale Danielle Hagaman-Clark ha elencato le accuse che il tribunale avrebbe mosso a Geddert, nel caso in cui si fosse presentato in tribunale: “le sue vittime soffrivano di un’alimentazione disordinata, tra cui bulimia e anoressia, tentativi di suicidio e tentativi di autolesionismo, sono stata ripetutamente costrette a gareggiare anche se infortunate, abuso emotivo estremo e abuso fisico, incluso violenza sessuale“. Rivelazioni pesantissime, che avrebbero certamente condotto Geddert alla condanna, evitata con il gesto estremo del suicidio.
Fuga dalla giustizia
Un gesto estremo, sicuramente non giudicabile, ma che lascia l’amaro in bocca per quelle ragazze che non potranno mai avere giustizia per gli atti tremendi che hanno dovuto subire. Il suicidio utilizzato come fuga dalla giustizia è in sé una tragedia, ma al tempo stesso un atto di viltà misto a incoscienza, che rende ancora più traumatica e terribile una situazione già di per sé complicata. Geddert si è comportato da vigliacco in vita e lo ha fatto anche in punto di morte, evitando di assumersi le proprie responsabilità in un tribunale. Non pagherà in prima persona, ma saranno la sua reputazione e la sua dignità a pagarne le conseguenze in futuro.
