La morte di Davide Astori ha sconvolto la Fiorentina, che sta proseguendo a testa alta nel suo campionato, onorando la memoria del suo capitano. Dentro però la ferita è ancora aperta e tornare con la mente a quella tragica mattina in quel di Udine fa molto male. Lo ha fatto oggi il tecnico Pioli, il quale ha raccontato al Corriere Fiorentino quanto accaduto nelle stanze dell’albergo luogo del ritiro viola. Dalla notizia shock, sino all’annuncio alla squadra, una mattinata che difficilmente Pioli dimenticherà:
“in ritiro mi sveglio sempre presto e massimo alle 7.30 faccio colazione. Ricordo che mi aveva appena telefonato mia figlia Carlotta. Poi mi hanno chiamato il dottor Pengue e il team manager Marangon: “Scendi, scendi subito”. Sono arrivato davanti alla stanza numero 118 in pigiama, Sportiello era già lì: “Mister, Davide se n’è andato”. Ma ancora non avevo compreso fino in fondo la tragedia: poi, aprendo la porta, ho visto Astori lì, fermo nel suo letto. Sembrava che dormisse, non era così. La comunicazione alla squadra? È stato il momento più difficile, una cosa che non auguro a nessuno. Con Davide c’era simbiosi, faccio fatica a non sentire più la sua voce in campo. È come se avessi perso un punto di riferimento. Inizialmente ho temuto per i miei giocatori, in tanti sono giovani e forse non si erano ancora resi conto di quello che era successo. Ho iniziato io a parlare, poi ho chiesto a chi se la sentisse di dire qualcosa: tutti quelli che l’hanno fatto mi hanno detto “vogliamo portare avanti i valori che ci ha trasmesso Davide, vogliamo farlo per lui”. In quel momento ho capito che avremmo avuto la forza per ricominciare”.
