Ha pianto così tanto, all’ultimo giro, da non vedere più la pista. Poi è sceso dalla Mercedes da campione del mondo di Formula 1, il più giovane di sempre. Andrea Kimi Antonelli, 20 anni e 68 giorni, ha chiuso i conti a Città del Messico con il terzo posto dietro Max Verstappen e Lewis Hamilton. L’Italia aspettava un pilota iridato dal 1953, dall’ultimo titolo di Alberto Ascari. Settantatré anni di attesa (ne avevamo già parlato). Eppure la notte messicana di Kimi ha avuto il sapore delle cose semplici: le lacrime, la famiglia, il pensiero per un nonno che non c’è più. E una confessione dei genitori che racconta il ragazzo meglio di qualsiasi statistica.
Antonelli campione del mondo di F1: il terzo posto in Messico che vale la storia
Gli bastava un nono posto. Partito quarto all’Autodromo Hermanos Rodríguez, Antonelli ha corso una gara di testa. Ha superato una bandiera rossa, esposta per il pesante incidente di Valtteri Bottas, e una safety car nel finale per l’uscita di Arvid Lindblad. Nella seconda parte ha trovato anche lo spunto per infilare la Ferrari di Charles Leclerc e prendersi il podio. Verstappen ha vinto con 799 millesimi su Hamilton, mentre Kimi ha chiuso a poco più di quattro secondi. Il titolo arriva con quattro gare d’anticipo, 380 punti in classifica e nove vittorie stagionali. Sotto il podio, Verstappen e Hamilton, undici titoli mondiali in due, se lo sono caricato sulle spalle.
Le lacrime all’ultimo giro: “Non vedevo la pista”
“Lo ammetto, avevo proprio mollato. Non vedevo la pista per le lacrime, stavo piangendo di gioia e le lacrime mi impedivano di capire dove fossi”. Poi, via radio, due parole che in Italia nessuno sentiva da settant’anni: “Campione del mondo, grazie a tutti”. Non era stato un weekend facile. Giovedì un’influenza lo aveva tenuto in hotel, costringendolo a saltare gli impegni con i media. E la tensione lui stesso non la nasconde: “Sono senza parole, sto ancora cercando di metabolizzarlo. Questo weekend ho sentito un po’ più di tensione”.
Kimi Antonelli, “Nessun dorma” e il pensiero per il nonno
Nel paddock è partita “Nessun dorma”, e lì Kimi ha ceduto di nuovo. “Quella canzone è molto emozionante per me, mio nonno la ascoltava sempre”. La sala stampa gli ha dedicato un applauso, e lui ha ritrovato il sorriso: “Mio Dio, oggi ho pianto troppo. Penso che lui sarebbe stato orgoglioso”. La famiglia è stata il filo di tutta la serata: gli abbracci con papà Marco, mamma Veronica e la sorella Maggie. E perfino una premura prima dei festeggiamenti: “Facciamo la foto, ma lasciate che mia mamma e mia sorella si allontanino prima dello champagne”.
La paghetta di Kimi: il campione del mondo con il budget mensile
La rivelazione più inattesa l’hanno fatta i genitori, a Sky Sport. “Lui non si è mai montato la testa e non è interessato ai soldi e alla notorietà. Pensate che prende ancora la paghetta”, ha raccontato papà Marco. Mamma Veronica ha confermato, sorridendo: Kimi ha un budget mensile da rispettare, anche in vacanza. “Non sarà sempre così, ma è giovane. Il suo unico pensiero sono le macchine”. Le macchine, appunto. Il padre lo ha messo per la prima volta su un kart quando aveva un anno, tenendolo in braccio e premendo lui i pedali. Nel Natale del 2009 ha portato a casa un simulatore, e quel bambino di tre anni, giura, teneva già traiettorie perfette.
Il più giovane campione della storia della Formula 1: i record di Antonelli
Il primato di precocità apparteneva a Sebastian Vettel, campione nel 2010 a 23 anni e 134 giorni: Antonelli lo batte di oltre tre anni. È anche il primo iridato nato negli anni Duemila, il 36° campione diverso della storia e il quarto a vincere con la Mercedes, dopo Fangio, Hamilton e Rosberg. C’è anche una precisazione da fare. È un pilota italiano che vince con una scuderia tedesca: torna all’Italia il titolo piloti, non quello costruttori. Prima di lui c’erano soltanto Giuseppe Farina, nel 1950, e Ascari, nel 1952 e 1953. Il segnale più chiaro era arrivato a settembre, a Monza. Partito dal fondo dello schieramento, Kimi ha vinto il Gran Premio d’Italia, diventando il primo italiano a imporsi lì dopo Ludovico Scarfiotti nel 1966.
Da Sinner ad Abodi, l’Italia che festeggia Kimi
Tra i primi a farsi sentire c’è stato Jannik Sinner, che a Monza era sugli spalti. Il suo videomessaggio a Sky Sport è breve e diretto: “Ciao Kimi, cosa sei riuscito a fare? Complimenti per il tuo primo titolo mondiale”. Dal circuito, il presidente dell’Aci Geronimo La Russa ha ricordato la strada fatta in Italia: la prima licenza Aci Sport sui kart, il titolo italiano, la chiamata nella Nazionale Aci Team Italia. “L’Italia è tornata”, ha scandito. Il ministro dello Sport Andrea Abodi, su X, lo ha salutato come “adorabile ragazzo italiano, vincente”.
Antonelli a Interlagos, il primo Gp da campione del mondo
Il campionato non è finito, ma il verdetto sì. E ora resta da capire che cosa diventerà, con il peso di un titolo addosso, un ventenne che fino a ieri veniva raccontato come una promessa. Le prime risposte arriveranno già il prossimo fine settimana, al Gran Premio di San Paolo. Kimi correrà per la prima volta da campione del mondo a Interlagos, la pista di Ayrton Senna, il pilota che lui stesso chiama il suo eroe.



