
RCS Sport ha ufficializzato le 4 squadre Professional che saranno al via al Giro d’Italia numero 100. Se per la Bardiani CSF il pass per la corsa in rosa era di diritto, grazie alla vittoria ottenuta alla Coppa Italia nella scorsa stagione, per Gazprom, Wilier Selle Italia e CCC Sprandi il lascia passare è stato dato qualche giorno fa. Clamorosa esclusione della Nippo Fantini che contava di esser presente alla grande corsa a tappe e non sono bastate le motivazioni dell’Androni Sidermec per avere la wild card per la corsa in rosa.

Mauro Vegni, direttore operativo del Giro d’Italia ha risposto alle due squadre respingendo le accuse: “lo stato di crisi del movimento italiano non nasce dalle scelte del Giro, ma dal fatto che questo movimento si sia alimentato per anni di un modello sbagliato: ‘o faccio il Giro, o chiudo la squadra’.
Ieri è stata scritta una lunga lettera indirizzata a Vegni e al presidente Di Rocco per far iscrivere la Nippo Fantini e l’Androni Sidermec alla corsa in rosa. Inoltre è partita una petizione per l’iscrizione delle due squadre (https://www.change.org/p/rcs-sport-portiamo-la-nippo-vini-fantini-e-l-androni-giocattoli-al-giro-d-italia)
“Cari signori Vegni e Di Rocco, cari ciclisti italiani, la lettere di Valentini Sciotti alla fine pone un quesito: “per cosa volete essere ricordati?”. Adesso ve lo si chiede a tutti Voi. Tutti, nessun escluso. E in primis ce lo chiediamo noi tifosi. Esatto, in primis noi, che forse ci avete sempre considerato stupidi, o ignoranti, ma la realtà è che noi tante cose le sappiamo. Sappiamo del perché Davide Rebellin non poteva esserci al Giro 2015, lo sappiamo. La verità è che, caro movimento ciclistico italiano, siamo stufi!!! E’ sotto gli occhi di tutti un sistema marcio, meno sotto gli occhi di chi per vari motivi non vuole vedere. Questa settimana è stata un duro KO per il ciclismo italiano, prima per la rielezione di Di Rocco, poi con l’assegnazione delle WildCard.

Già Di Rocco, la stessa persona che quattro anni fa Valkenburg 2012, vietò la nazionale a chi era stato trovato positivo, e, cosa che uccide il diritto, anche ai semplici indagati, disconoscendo il concetto di presunzione di innocenza. Siamo stufi di essere presi in giro, quando, per restare in tema di nazionale, Gianluca Brambilla viene escluso per applicazione del codice etico nel 2014 mentre per altri più protetti non venne fatta valere la stessa norma, e non siamo certamente noi a voler male a costoro tanto da chiederne altrettanta punizione. Si chiede solo equità e giustizia.
Ma voi credete che noi siamo stupidi, e che potete fare ciò che volete. Quanta ipocrisia!!! Questa settimana ci ha dato la conferma che il ciclismo non vuole cambiare. A tutti sta bene così, e tutti lo accettano. In tanti abbiamo avuto la sensazione che il ciclismo stesso ci abbia voltato le spalle, e nessuno di noi ha più tanta voglia di crederci. Ma, e qui entra in gioco Sciotti, per cosa vogliamo essere ricordati? A noi piacerebbe essere ricordati come dei tifosi, degli appassionati, innamorati, che hanno voluto dare un ultimo gesto, un altro segno deciso di fiducia, di cambiamento, di positività (non quelle positività che piacciono tanto ai politici del ciclismo per darsi medaglie di pulizia). Vorremo essere ricordati come degli appassionati che le hanno provate davvero tutte, e non avere alcun rimpianto. Noi la domanda ce la siamo posta. Adesso tocca a voi, ciclisti in primis, dimostrare se siete uomini, o ancora bestie da vittoria. Sta a voi dare un segno!
Basta sottostare a tutto e abbassare sempre la testa! Tocca a Voi cucire un’immagine di ciclismo in cui poter credere. E’ la Vostra battaglia perché, come avete visto, il prossimo potrebbe essere chiunque di Voi. Penso a tutte quelle volte in cui il tizio di turno vi generalizzava “sono tutti dopati”, a quando in tantissimi ci siamo sgolati per difendervi sempre! Se anche Voi doveste voltarci le spalle, nulla avrebbe più senso e nessuno potrà avere più fiducia in questo ciclismo. Nessuno più comprerà la Vostra divisa, sentendo di imitarvi con uno scatto sulle proprie strade di casa. Nessuno più avrà i Vostri poster in camera. Nessuno vedrà che dentro la divisa da ciclista c’è qualcosa in più. Nessuno più penserà che il ciclismo non è solo pietre, cóte e montagne”.
Peppe Ortale

