La Caduta degli Dei, fuori Messi e Cristiano Ronaldo, in una sola giornata, dopo appnea due match dall’inizio della fase eliminatoria. Pazzesco. Chi lo avrebbe mai detto? Beh in realtà non era così impossibile da pronosticare. Il Mondiale di Russia 2018, fin qui, premia chi merita. Premia la tattica di Uruguay e Croazia, il fisico e la solidità delle piccole Svezia, Sivzzera e Danimarca, il mix di corsa e talento di Inghilterra, Francia e Belgio. Lo hanno scoperto a loro spese Argentina e Portogallo. Entrambe le formazioni hanno il lusso di poter contare sui due calciatori più forti della storia, Messi e Cristiano Ronaldo. Un lusso che si trasforma a volte in condanna. E già perchè quando le cose non girano, non arriva sempre la giocata del campione a salvare la situazione. E quando non arriva sono dolori: da una parte lo spogliatoio dell’Argentina si spacca, il tecnico Sampaoli è messo alla gogna; dall’altra il Portogallo si rivela per quello che è, una squadra Ronaldo-centrica, senza anima e senza gioco. Il Mondiale si vince giocando in 11 non in 1+10. Questo non vuol dire che l’Argentina senza Messi o il Portogallo senza CR7 avrebbero fatto meglio, assolutamente. Ma Messi e Ronaldo inseriti in un progetto di calcio totale, che non dipenda unicamente da loro ma che anzi, proprio in loro trovi una spinta in più, avrebbero trasformato Argentina e Portogallo in due squadre candidate alla vittoria finale veramente, non solo sulla carta.
Tattica e fisico ingabbiano talento e anarchia: il Mondiale si vince in 11 non in 1+10
I primi verdetti del Mondiale di Russia 2018 parlano chiaro: tattica e fisico hanno la meglio su talento e anarchia, le eliminazioni di Argentina e Portogallo premiano il valore del gruppo sul singolo
