NBA – Top & Flop della regular season: Western Conference, da James Harden al ‘curioso caso Leonard’

Con la regular season ormai passata agli archivi, analizziamo insieme i top e i flop della Western Conference nella stagione appena conclusa

Dopo le ultime partite giocate nella notte, è calato il sipario sulla regular season della stagione NBA 2017 – 2018. Sono stati mesi di grandi emozioni, risultati inaspettati e sorprendenti colpi di scena quelli che hanno accompagnato gli appassionati del basket a stelle e strisce per 82 partite. Prima di volgere lo sguardo ai Playoff, è d’obbligo fare un recap sulla stagione appena conclusa. Dopo aver analizzato i top e i flop della Eastern Conference, passiamo a quelli della Western Conference.

NBA – I Top della Western Conference:

LaPresse/Reuters

James Harden – ‘Fear The Beard’ chi ha paura del ‘Barba’? Tutti. Stagione impressionante quella di Harden capace di mettere insieme 30.4 punti, 8.8 assist e 5.4 rimbalzi di media a partita. È grazie a lui che i Rockets hanno chiuso la stagione al top della Western Conference, diventando una delle serie candidate al ruolo di outsider nel duello Warriors-LeBron.

Portland Trail Blazers – Stagione davvero positiva quella dei Blazers capaci di chiudere al terzo posto dietro le inarrivabili Warriors e Rockets. Decisivo l’apporto di un collettivo solido e talentuoso, capace di un cambio di marcia pazzesco nella seconda metà della regular season con 13 successi di fila tra febbraio e marzo. Una menzione speciale va fatta a Damian Lillard: 26.9 punti, e 6.6 rimbalzi di media a partita per il trascinatore di Portland.

Utah Jazz – La franchigia di Salt Lake City è una delle note più positive dell’intera stagione. Dopo l’addio di Hayward nessuno avrebbe scommesso un solo euro su Utah ma la musica dei Jazz ha continuato a risuonare forte in tutto l’Ovest. Il merito è anche di Donovan Mitchell, baby trascinatore della squadra che con 20.5 punti di media a partita è in corsa per il titolo di ROY.

Anthony Davis – Il monociglio più famoso dell’NBA ha vissuto una delle migliori stagioni della sua carriera. Il merito è anche di DeMarcus Cousins che gli avrà sicuramente facilitato il compito, ma dopo l’infortunio di Boogie è stato Davis a prendersi la squadra sulle spalle: 28,1 punti e 11.1 rimbalzi di media a partita e i Pelicans hanno spiccato il meritato volo verso la postseason.

Coach Billy Donovan – Ma come, i Thunder non dovevano implodere? Russell Westbroo, Paul George e Carmelo Anthony avrebbero dovuto giocare con tre palloni diversi ed invece, coach Billy Donovan gliene ha fornito uno solo a patto che quella palla ‘se la passassero’. E così è stato. I Thunder hanno chiuso al quarto posto nella Western Conference con una vittoria in meno dei Blazers e Westbrook ha chiuso nuovamente la stagione in tripla doppia, senza snaturare il suo gioco. Qualche merito al coach va anche dato.

NBA – I Flop della Western Conference:

Leonard
LaPresse/Reuters

San Antonio Spurs e Kawhi Leonard – La stagione dei San Antonio Spurs è stata paradossale. Gli speroni hanno concluso settimi a parimerito con i T’Wolves, raggiungendo i Playoff per un soffio. Sull’annata dei texani ha pesato tantissimo l’assenza di Kawhi Leonard e la gestione del suo infortunio, alquanto ‘strana’: dato per recuperato a gennaio, Leonard non è mai sceso in campo e probabilmente non lo farà nemmeno nei Playoff. Problemi con il rinnovo e/o la volontà di cambiare aria alla base di un’assenza controversa e misteriosa che ha penalizzato fortemente la franchigia.

Golden State Warriors – Fare una stagione da 58-24 e finire tra i flop sembra un ossimoro. E se in aggiunta ti chiami Golden State Warriors, probabilmente lo è. Ma forse, proprio l’essere gli Warriors, i campioni NBA in carica con in roster Durant, Curry, Thompson, Green e compagnia presuppone determinati obiettivi che non possono essere falliti. Il primo è quello di vincere l’anello, e per questo c’è ancora tempo. Il secondo è quello di dominare la regular season: obiettivo fallito con ben 7 vittorie in meno dei Rockets. Infortuni, una fase difensiva altalenante sul finale della stagione e un po’ di superficialità hanno fatto scattare qualche campanello d’allarme.

Minnesota Timberwolves – Premesse importanti, un talento eccezionale (anzi tre) e dei risultati ben al di sotto delle aspettative. I T’Wolves hanno agguantato i Playoff per un soffio, battendo i Nuggets all’overtime nella sfida della notte. Non giocare la postseason sarebbe stato un fallimento per una squadra che ha in roster Towns, Butler e Wiggins. La riprova che il solo talento però non basta.

Los Angeles Lakers – Annunci, proclami e festa grande per l’arrivo di Lonzo Ball salutato come la venuta del Messia in quel L.A. ma i risultati sono ancora troppo altalenanti. Lo steal of the Dratf Kuzma è stato una bella sorpresa, Lonzo migliorerà sicuramente così come Brandon Ingram ed entro la trade deadline si è liberato lo spazio necessario per firmare due All-Star e fare il salto di qualità. Se il presente è da 34-47, il futuro sembra roseo. Bella mossa spedire LaVar Ball in Lituania, anche se forse ha fatto tutto da solo.

Le squadre che hanno tankato – Completano il gruppo dei Flop tutte le squadre che hanno tankato. Ad accomunarle le difficoltà di mettere in piedi un progetto serio e futuribile. Nei Suns brilla la stella di Booker a guidare un gruppo acerbo; i Grizzlies dopo l’exploit della passata stagione sono letteralmente sprofondati e rischiano di perdere Gasol; i Mavericks sono ancora Nowitzki dipendenti e sembrano essersi accorti che Harrison Barnes non possa mantenere i gradi di uomo franchigia; i Kings hanno ceduto Hill, aspettano la maturazione di Fox e forse avrebbero sperato in un miglior impatto di Bogdanovic ma forse sono quelli sui quali si può maggiormente lavorare fin da subito insiema ai Suns. Sperano tutte di pescare il jolly dal Draft, difficilmente però l’anno prossimo la situazione potrà cambiare.