NBA – Altro che Drake! La storia di Nav Bhatia: il ‘Superfan’ dei Toronto Raptors che non si è mai perso una partita in casa dal 1995

Nav Bhatia è il 'Superfan' dei Toronto Raptors: arrivato in Canada da immigrato, ha lavorato sodo per guadagnarsi da vivere e non si è mai perso una partita casalinga della sua squadra

Nelle ultime partite dei Toronto Raptors, specie in quelle giocate all’Air Canada Centre, la presenza di Drake è balzata agli occhi di tutti. Il rapper, ambasciatore della franchigia, ha fatto ‘quello che ha voluto’ a bordo campo, in qualità di fan ‘privilegiato, dando anche fastidio al coach avversario e alla figlia del proprietario dei Bucks.

Credits: Instagram @navbhatiasuperfan

Eppure, Drake non è il fan numero 1 dei Raptors. Fra i supporters dei canadesi ne è presente un altro, meno ‘famoso’, ma con una grande storia da raccontare. Stiamo parlando di Nav Bhatia, l’uomo che non si è mai perso una partita casalinga dei Raptors dal 1995 ad oggi. Arrivato in Canada da giovane immigrato indiano, Nav Bhatia è riuscito a guadagnarsi da vivere lavorando come venditore di auto, fino a mettere su una discreta somma di denaro ed acquistare il rivenditore di auto per il quale lavorava.

Credits: Instagram @navbhatiasuperfan

Integrandosi ancora di più nella città, Nav Bhatia ha sviluppato un grande amore per i Toronto Raptors, seguiti instancabilmente in ognula delle loro partite casalinghe, anche se negli anni, le soddisfazioni sono state davvero poche: “per un ragazzo come me che è sempre stato presente all’Arena in 23 anni, senza mai mancare una partita, senza mai essere arrivato in ritardo, senza mai essermene andato via anzitempo da un match… se e quando arriverà il titolo NBA, sarà sicuramente il coronamento del mio sogno.

Credits: Instagram @navbhatiasuperfan

Nel corso del tempo, Nav Bhatia ha acquisito sempre più popolarità diventando una figura di riferimento per il tifo dei Raptors, anche grazie ai suoi modi gentili e il suo fairplay, adoperandosi per l’integrazione tra fan di culture differenti: “c’erano solo 30-40 fan asiatici quando cominciai a frequentare l’Arena, ma da quando sono state istituite le serate Multiculturali qualcosa è cambiato da fine anni ’90. […] Abbiamo iniziato a portare molti bambini provenienti da ogni parte, dai nostri templi, dalle moschee, dalle chiese, abbiamo fatto tutto ciò per facilitare l’integrazione tra i fan. Non solo godersi la pallacanestro, ma aiutare a creare una comunità migliore. Mi piace il basket, ma dopo 23 anni, è solo intrattenimento per i miei occhi. Ora sto andando molto più in profondità nella mia anima per capire cosa voglio fare. Finals? Non abbiamo paura di nessuno. In questo momento siamo pronti a sfidare chiunque”.