Mancini attacca, Autostrade per l’Italia replica al veleno: “venga a farsi un giro in cantiere, nessuno si vergognerà”

Autostrade per l'Italia ha replicato a Roberto Mancini dopo lo sfogo social, invitando il ct della Nazionale a visitare i cantieri in cui lavorano ogni giorno migliaia di operai

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Prima lo sfogo social di Roberto Mancini, poi la dura replica di Autostrade per l’Italia con l’obiettivo di fare chiarezza su una questione piuttosto spinosa. Un sorprendente botta e risposta quello tra il ct della Nazionale Italiana di calcio e Aspi, che ha diffuso un comunicato per rispedire al mittente le accuse rivolte via Instagram dall’allenatore degli azzurri. Una nota chiara e concisa, in cui i vertici dell’azienda hanno spiegato la situazione: “dentro quelle gallerie lavorano ogni giorno e notte centinaia di uomini e donne che danno il massimo per rispettare i tempi di consegna – le parole di Aspi su Instagram – le andrebbe di venire a conoscerli? Saremmo infatti lieti di invitarla a fare un sopralluogo dentro questi cantieri. Troverà tanta passione e impegno, oltre che accesi tifosi suoi e della Nazionale che, invece che vergognarsi, la accoglieranno in modo affettuoso. Che ne pensa? La aspettiamo!“.

Foto di Ettore Ferrari / POOL / Ansa

La chiusura dello svincolo

Autostrade per l’Italia ha poi sottolineato come la chiusura della A26 verso Genova, a partire dal bivio per Novi Ligure/A7 fino al bivio per la A10, è iniziata alle 21 di ieri ed era stata segnalata: “l’informazione della chiusura, inserita anche come previsione nella home page del nostro sito, è stata sempre esposta in modo evidente sui pannelli luminosi in avvicinamento al tratto interessato, sia dalla A7 che dalla A26. Prendiamo in ogni caso spunto dal suo messaggio e cercheremo di migliorare ancora di più l’informazione di servizio, i nostri tecnici e operai stanno facendo sforzi inauditi per portare avanti un lavoro che non è visibile a chi viaggia, ma che consiste nella completa ristrutturazione delle gallerie per allungarne la durata di decine di anni. Uno sforzo che comporta inevitabili disagi, che noi per primi vorremmo evitare a viaggiatori e cittadini, ma che è necessario per ammodernare le infrastrutture di questo Paese, che risalgono in larga parte agli anni ’60/’70“.