iannone
Mirco Lazzari gp/Getty Images

Non è un pesce d’aprile: il primo aprile 2020 sarà una data che resterà bene impressa nella mente e nel cuore di Andrea Iannone. Il campione di Vasto è stato squalificato per 18 mesi per doping, nonostante sia stato riconosciuto che la sua positività è stata dovuta a contaminazione alimentare.

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Mirco Lazzari gp/Getty Images

Una decisione che fa discutere e che spingerà il pilota ed il suo team, l’Aprilia a lottare ancora, facendo ricorso al Tas. “Sono state accolte completamente tutte le argomentazioni difensive e smontate quelle dell’accusa. È stata riconosciuta la contaminazione alimentare escluso categoricamente l’utilizzo volontario di sostanze dopanti. Sono state citate le nostre argomentazioni in toto, compresa quella delle foto degli altri piloti che abbiamo prodotto, sostenendo che avessero fisici identici se non più scolpiti di quelli di Iannone. È stato detto che Andrea avrebbe dovuto controllare la carne, affermazione che oltretutto contrasta con il caso del lunghista Lawson, prosciolto dal TAS per contaminazione alimentare. Un atleta deve andare al ristorante con un team di chimici per esaminare la carne? Dal momento che l’accusa sosteneva che in Malesia non c’è carne contaminata e il drostanolone non esiste, i giudici ci hanno dato ragione e allo stesso tempo hanno condannato Andrea. Siamo soddisfatti perchè hanno riconosciuto la contaminazione alimentare“, queste le parole dell’avvocato De Rensis ai microfoni Sky dopo la comunicazione della sospensione di Iannone.