Sogni, violenze del padre e fughe clandestine: Lucic Baroni e quel riscatto chiamato Australian Open

Le violenze di un mostro chiamato 'Papà', la fuga per inseguire il sogno del tennis che si blocca nel 1999: il buio, poi la rinascita a 34 anni. Il riscatto per Mirjana Lucic Baroni si chiama Australian Open

LaPresse/Reuters
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Conclusi i quarti di finale degli Australian Open, il lotto delle 4 tenniste rimaste in gara presenta una grande sorpresa. Ovviamente non parliamo di Serena Williams, favoritissima. La sorella Venus, aiutata dal tabellone e da un talento sconfinato può anche starci. Coco Vandeweghe ha fatto fuori Kerber e Muguruza, sorpresa si, ma grande talento in crescita. Chi resta? Mirjana Lucic Baroni, 34 anni, una sola semifinale Slam centrata in carriera a Wimbledon 1999 e mille problemi. Una storia la sua, che vale la pena di essere raccontata. Facciamo un salto nel passato.

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L’infanzia della tennista non è stata delle più rosee. La figura di un mostro chiamato ‘Papà’ ha segnato la vita della piccola Mirjana già dai primi anni. A 4 anni gli inizi con il tennis, a 5 anni le prime violenze: la nativa di Dortmund ha raccontato di violenze fisiche su di lei e sulla madre taciute per paura, di schiaffi che sporcavano di sangue i muri di casa: “mio padre a 5 anni mi colpì al naso. C’erano tracce di sangue rimaste in giro per casa. Non avevo idea di cosa stesse succedendo, ero in stato di shock“, ha confessato Mirjana. A 14 anni l’episodio più grave: dopo il torneo Junior di Milano la tennista fu spinta in bagno dal padre e picchiata per 40 interminabili minuti con uno scarpone Timberland. A 16 anni la decisione drastica, scappare via: “quando mio padre mi disse ‘pagherai quando torniamo a casa, ammazzo te e tua madre, non hai più nessun aiuto’ sapevo che fosse una cosa seria e che scappare sarebbe stata l’unica soluzione”. 

LaPresse/PA
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Di notte la fuga, insieme alla madre e quattro fra fratelli e sorelle, prima a casa di Goran Ivanisevic, poi nell’agosto del 1998 l’aereo della speranza verso gli USA. Speranza che si concretizza in una straordinaria semifinale di Wimbledon 1999, nella quale Lucic Baroni si arrenderà solo a Steffi Graf. Tutto sommato un gran risultato per una tennista così giovane, che unito ai titoli US Open e Australian Open (singolo e doppio) Juniores, permettevano di annoverarla fra i talenti più cristallini in ottica futura. Forse sarebbe più opportuno dire talento ‘cristallizzato’: la carriera di Mirjana si ferma quel giorno. Da li in poi un crollo clamoroso, una spirale di insicurezze e sconfitte, miste ad una disaffezione per il tennis legata ai ben noti eventi familiari, le fanno abbandonare il tennis nel 2003.

LaPresse/Xinhua
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Nel 2007 però, quella che nel bene e nel male è sempre stata e sempre sarà la sua passione ritorna forte, prepotente, ma non come il padre, non c’è violenza nel suo amore per il tennis, il sentimento è nobile e puro. Mirjana torna nel circuito e chiude il 2008 da n.423 in singolare e n.568 in doppio, lei che era stata numero 19. A fine 2010 si riavvicina alle top-100. Si sposa con un italiano, Daniele Baroni, parte importante della sua rinascita che trova il primo step decisivo nel 2014 con la vittoria del WTA di Quebec City: 16 anni dopo l’ultima volta, l’intervallo più lungo fra due vittorie nella storia del tennis. Poi gli ottavi agli US Open 2008, e adesso il cammino singolare agli Australian Open.

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Un torneo nel quale aveva vinto un solo match nella sua intera carriera, che quest’anno la vede protagonista. Maglietta Adidas e gonnellino Nike come sempre, Lucic Baroni non ha sponsor “è da un po’ che non ho un contratto con nessuno. Vesto un po’ di tutto, dipende come mi sento, la tennista di Dortmund ha messo ko un’avversaria dopo l’altra. Sconfitte a sorpresa Radwanska (n°3) e Pliskova (n°5), oltre alle meno quotate Wang (n°71), Sakkari (n°94), Brady (n°116), Mirjana ha raggiunto di nuovo una semifinale Slam, 18 anni dopo l’ultima volta. Il prossimo ostacolo è insormontabile, Serena Williams, ma conoscendo il percorso di Mirjana non è da escludere l’ennesima clamorosa sorpresa.

Philippe Lecoeur
Philippe Lecoeur

Del resto a spingerla ancora avanti, sulla soglia dei 35 anni, è l’amore per il tennis, quello che l’ha fatta resistere fin da piccola alle violenze del padre, quello che l’ha fatta ritornare dopo l’addio, quello che le fa giocare ogni match dando il 100%. “Amo il tennis, ho praticato questo sport fin da bambina. Giocare sui campi principali i grandi match dà una sensazione fantastica. Questo è il premio per tutto il duro lavoro fatto nella off-season. Dà tanta soddisfazione. Sono una testarda, quando voglio qualcosa, do il massimo per riuscirci, fottendomi di chiunque dica che non possa farcela”. La storia di Mirjana ci insegna una cosa importante: mai arrendersi, nonostante tutto, nella vita ci sarà sempre un’ ‘Australian Open di riscatto‘… basta crederci.