Sinner fermo da 80 giorni, e un fisiatra spiega perché il tennis di oggi logora il ginocchio

Nessuna diagnosi ufficiale dopo il forfait di Pechino. Alla scoperta della sindrome della bandelletta ileo-tibiale, una delle ipotesi circolate, e perché nel tennis è sempre più frequente

Ottanta giorni. Tanto è passato dall’ultima partita ufficiale di Jannik Sinner: era il 12 luglio, e il numero uno del mondo alzava il trofeo di Wimbledon dopo la finale con Alexander Zverev. Da allora, anche se ci auguravamo altro, sono arrivati solo forfait: Montreal, Cincinnati, gli US Open e ora anche Pechino, dove avrebbe dovuto difendere il titolo. Attorno al suo ginocchio destro cresce una domanda a cui nessun comunicato ha ancora risposto: che cosa c’è, esattamente, dietro questo stop? Una delle ipotesi circolate negli ultimi giorni ha un nome tecnico preciso, sindrome della bandelletta ileo-tibiale, e uno molto più familiare a chi corre: “ginocchio del corridore”. Il medico-fisiatra Andrea Bernetti l’ha spiegata all’Adnkronos Salute, commentando le ipotesi circolate in questi giorni.

Sinner e il ginocchio destro: cosa è ufficiale e cosa no

Il dato certo lo ha fornito lo stesso Sinner il 25 settembre, annunciando in un video sui social la rinuncia al China Open:

“Il mio ginocchio non è ancora nelle condizioni in cui vorrei che fosse e non sono ancora pronto per competere”.

Sono poche parole, senza alcun dettaglio clinico. Il resto sono ricostruzioni giornalistiche. Sky Sport ha parlato di un’infiammazione tendinea extra-articolare, cioè esterna all’articolazione, affrontata con cicli di terapie al J Medical di Torino. Il giornalista Gabriele Parpiglia ha indicato proprio la bandelletta ileo-tibiale. Alcune testate hanno evocato anche un possibile intervento chirurgico, ipotesi che non trova riscontro in fonti ufficiali.

Bandelletta ileo-tibiale: che cos’è il “ginocchio del corridore”

Bernetti è ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’Università del Salento e segretario generale della Società italiana di medicina fisica e riabilitativa. Descrive la bandelletta come una fascia spessa e robusta che parte dal bacino, corre lungo tutto il lato esterno della coscia e si inserisce appena sotto il ginocchio. Funziona “come un tirante che conferisce stabilità alla gamba”. Il problema nasce dal movimento. A ogni flessione ed estensione la bandelletta scorre sopra una sporgenza ossea del femore, sul lato esterno. Se quel gesto si ripete migliaia di volte ad alta intensità, genera attrito, infiammazione e dolore. Succede ai maratoneti e, spiega il fisiatra, può succedere a chi passa ore a cambiare direzione su un campo da tennis.

Il dolore “a interruttore”: perché nel tennis colpisce in frenata

La descrizione clinica rende l’idea meglio di qualsiasi aggettivo: “È un dolore ‘a interruttore’: a riposo non si sente, ma non appena si inizia a correre, a scendere le scale o a fare sforzi che caricano il peso sulla gamba sofferente, la fitta si ripresenta”. Nel tennis il momento critico è la frenata brusca, oppure il carico sulla gamba nell’istante del colpo. Per confermare la diagnosi servono ecografia e risonanza magnetica.

Come si cura la sindrome della bandelletta ileo-tibiale

“La terapia è nella maggior parte dei casi conservativa, ma richiede tempo”.

Per chi aspetta il ritorno di Sinner, forse è la frase più importante. Il percorso descritto dal fisiatra comprende esercizi di rinforzo dei muscoli stabilizzatori del bacino e di controllo neuromotorio. Si aggiungono onde d’urto focali e infiltrazioni ecoguidate con acido ialuronico, plasma ricco di piastrine, collagene o ozono. In alcuni casi serve anche una valutazione biomeccanica per realizzare plantari su misura. Nessuna scorciatoia, insomma. Ma attenzione: queste sono le cure standard della patologia, non il programma seguito da Sinner, i cui dettagli non sono stati resi noti ufficialmente.

Perché il tennis moderno espone di più il ginocchio

Qui il discorso si allarga oltre il numero uno. Per Bernetti la sindrome è un nemico storico di corridori, ciclisti, sciatori e triatleti. Oggi sta diventando più frequente anche nel tennis, a causa di “calendari fittissimi, superfici in cemento e un gioco sempre più fisico”. Tra i corridori, ricorda l’Adnkronos, colpisce fino al 14% dei praticanti. È un’osservazione che pesa, perché parla del tennis di questi anni più che di un singolo caso. E il caso Sinner, qualunque sia la diagnosi, arriva dentro questo contesto.

Sinner a Shanghai? Il rientro resta in bilico

Il prossimo appuntamento in calendario è il Masters 1000 di Shanghai, al via il 7 ottobre, torneo che l’azzurro ha vinto nel 2024. Ufficialmente la sua partecipazione non è stata né confermata né esclusa. Più di una testata, però, la dà in forte dubbio. La posta va oltre il singolo torneo. Zverev è in vantaggio nella Race, e il numero uno di fine anno è tutt’altro che al sicuro. Dopo Shanghai il calendario prevede Vienna, Parigi e soprattutto le ATP Finals di Torino, dove Sinner ha vinto le ultime due edizioni. Mancano sette giorni al via in Cina, e la parola che conta spetterà a lui.