Sabalenka “bloccata” dall’arbitra: niente Whoop al polso. Ma in campo non c’è partita

La numero uno del tennis mondiale, si è vista costretta a rinunciare a un dettaglio che per molti atleti ormai fa parte della normalità

Melbourne – Non se l’aspettava, non ha discusso, e soprattutto non ha potuto farci nulla. Aryna Sabalenka, numero uno del tennis mondiale, si è vista costretta a rinunciare a un dettaglio che per molti atleti ormai fa parte della normalità: un dispositivo tecnologico indossabile. È successo durante il match di primo turno dell’Australian Open contro la 20enne francese Tiantsoa Rakotomanga Rajaonah, quando la giudice di sedia è intervenuta con fermezza ordinandole di toglierselo immediatamente.

La scena, a tratti surreale, si è consumata in pochi istanti. Sabalenka è rimasta interdetta, ha ruotato lo sguardo verso il suo team sugli spalti quasi a chiedere spiegazioni — o solidarietà — poi si è adeguata senza opporsi: via dal polso quel piccolo oggetto scuro che sembrava un braccialetto nero o un sottile orologio.

Cos’era quell’“aggeggio”? Un Whoop, il wearable degli atleti

L’oggetto in questione non era un semplice accessorio, bensì un Whoop, uno strumento tecnologico sempre più diffuso nello sport professionistico. Si tratta di un wearable capace di misurare e registrare parametri fisiologici in tempo reale, come indicatori legati a sforzo, recupero, prestazione e stress corporeo.

In un’epoca in cui il tennis è diventato anche scienza, algoritmo, controllo dei carichi e prevenzione degli infortuni, l’idea di giocare “senza dati” appare quasi anacronistica per alcuni campioni. Ma il regolamento — e soprattutto la sua interpretazione sul momento — resta sovrano: l’arbitra è stata inflessibile e Sabalenka ha dovuto adeguarsi.

La 27enne bielorussa non ha nascosto un certo fastidio, più per la brusca imposizione che per la rinuncia in sé. Tuttavia l’episodio non ha scalfito minimamente il suo rendimento.

Sabalenka vince comunque: 6-4, 6-1 senza appello

Tolto il Whoop, la partita ha seguito un copione chiaro: Sabalenka ha battuto Rakotomanga Rajaonah in due set (6-4, 6-1). Qualche resistenza iniziale, un primo parziale non totalmente dominato, poi il solito aumento di potenza e controllo che distingue la numero uno dalle outsider.

La francese, numero 118 del ranking, non è riuscita a trovare contromisure né a trasformare in vantaggio quell’inaspettato “fuori programma” che poteva spezzare il ritmo dell’avversaria. Invece, Sabalenka ha fatto ciò che fanno i campioni: adattarsi, e vincere.

Ora Sabalenka affronterà al secondo turno Bai Zhuoxuan, 23enne cinese poco nota, oggi numero 702 al mondo (in passato è stata n°88). Bai si è guadagnata il posto nel tabellone principale passando dalle qualificazioni e al primo turno ha firmato un’autentica impresa battendo Anastasia Pavlyuchenkova 6-4, 2-6, 7-6 (12-10) dopo aver annullato un match point.

Sulla carta, l’abbinamento sembra sbilanciatissimo, ma in uno Slam il contesto conta: la cinese arriva con entusiasmo e fiducia, Sabalenka con pressione e ambizioni inevitabili.

L’episodio del Whoop apre una questione che va oltre la cronaca: quanto spazio ha la tecnologia “personale” durante una partita ufficiale?
Perché da un lato strumenti del genere migliorano la gestione dell’atleta, dall’altro introducono un tema delicato: possibilità di raccolta e trasmissione dati potenzialmente utilizzabili in modo improprio, rischio di comunicazioni indirette con il team (anche solo come sospetto), necessità di garantire uguaglianza di condizioni tra chi ha accesso a certe tecnologie e chi no.

Nel tennis, dove il coaching in partita è stato a lungo un tabù e ancora oggi divide, la linea tra innovazione e vantaggio competitivo percepito è sottilissima.

Sabalenka ha dimostrato di essere numero uno non solo per potenza e solidità mentale, ma anche per pragmatismo: nessun teatrino, nessuna polemica, si adegua e vince. Tuttavia il caso Whoop è destinato a far discutere.

Perché mentre il torneo va avanti e la bielorussa continua la corsa al titolo, resta una domanda concreta: il tennis può davvero restare “analogico” mentre lo sport diventa sempre più digitale?

O la tecnologia verrà regolamentata con chiarezza (ammessa o vietata in modo uniforme), oppure episodi come questo continueranno a esplodere all’improvviso, nel momento peggiore: sotto gli occhi del pubblico, durante un match Slam, con una campionessa costretta a togliersi dal polso un pezzo del suo presente.

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