Sembrava dovesse ritirarsi un anno fa, ma l’integrità fisica e il ritorno in top 100 l’hanno convinta a restare Soprattutto il richiamo della competizione, un po’ come il richiamo della foresta, per lei che di soprannome fa ‘Leonessa‘. Una stagione dopo, vissuta fra tante ombre e poche luci, Francesca Schiavone ha deciso di dire basta. Un addio strano quello della tennista milanese, che forse non le ha reso giustizia. Niente passerella, niente applauso del pubblico, niente lacrime. Forse è anche giusto così, conoscendone l’indole, ma sicuramente Francesca Schiavone, per quello che è, per quello che è stata e per i risultati raggiunti, avrebbe meritato un addio in grande stile, ben diverso da un annuncio direttamente dagli US Open, ai quali era presente come semplice ospite.

Del resto Francesca Schiavone è stata, anche per età anagrafica (classe ’80, ha lasciato a 38 anni!), la prima tennista a rendere grande l’Italtennis, nonché una delle migliori tenniste italiane di sempre. Ben 8 tornei WTA vinti, il 4° posto in classifica WTA come best ranking (la migliore delle italiane), ma soprattutto la vittoria del Roland Garros 2010, la prima italiana a vincere uno Slam. Un tennis tecnico, ragionato, intelligente quello di Francesca Schiavone che prima della finale contro la Stosur dichiarò: “spero che vinca la più intelligente”. Vinse ovviamente lei. Carisma, abnegazione al sacrificio e un rovescio fra i più belli e tecnicamente precisi dell’intero circuito. Uno stile ben lontano, forse in estinzione, rispetto ai violenti standard di oggi.

Impossibile infine non citare 3 delle 4 Fed Cup vinte con indosso la maglia azzurra. La quarta le manca, unicamente perché la tennista milanese non ha voluto recitare un ruolo di comprimaria dietro le più giovani Pennetta, Errani e Vinci. Una Leonessa non sta mai fra le seconde linee. Un carattere ruggente, una tecnica invidiabile e una carriera piena di soddisfazioni: ieri il tennis italiano ha perso una delle sue interpreti più grandi, con la speranza di rivederla al top come allenatrice, magari delle giovane azzurre del domani alle quali insegnerà il suo splendido rovescio.








