Il razzismo è una delle piaghe principali dell’epoca moderna, capace di diffondersi a macchia d’olio in diversi ambiti della società contemporanea. Come spesso accade, essendo lo sport, per certi versi, lo specchio della realtà quotidiana, anche gli atleti sono costretti a fare i conti con odiose pratiche che non fanno altro che aumentare l’odio verso le diversità di genere, il colore della pelle o le differenze culturali e religiose.

Il tennis ha avuto i suoi torbidi trascorsi al riguardo, fortunatamente distanti negli anni: Artur Ashe fu uno dei pionieri della lotta per i diritti degli afroamericani negli anni 70, mentre Serena Williams e la sorella Venus sensibilizzarono (e continuano a farlo ancora oggi) l’opinione pubblica dopo i fatti di Indian Wells 2001, torneo nel quale le due tenniste furono fischiate e insultate per il colore della loro pelle, episodio che le portò a boicottare l’evento per 14 anni.

Al giorno d’oggi il binomio tennis e razzismo torna tristemente di moda, alle latitudini orientali del mondo. La figura protagonista è quella della giapponese Naomi Osaka, fresca vincitrice degli Australian Open WTA, nonchè prima tennista asiatica della storia a diventare n°1 in uno dei due circuiti. Il Giappone ha deciso di fare della sua nuova campionessa una vera e propria istituzione a livello mediatico, come del resto merita per talento e potenzialità. C’è solo un dettaglio che fa storcere il naso: i tratti estetici della ragazza.

Naomi Osaka è figlia di una donna giapponese ed un uomo haitiano, un mix di culture che si riflette nel suo aspetto esteriore. La campionessa ‘hafu‘, termine (non dispregiativo) che indica una persona nata da un matrimonio fra razze miste, è poco avvezza ai canoni di perfezione che il mondo orientale ricerca con ossessività nel campo dell’immagine e della bellezza. Dunque la Nissin, famosa azienda produttrice di ramen, ha deciso di rendere la Osaka protagonista di una propria pubblicità, ma trasformandola completamente.
In uno dei suoi spot, affidato per altro alla sapiente regia di Takeshi Konomi, autore del manga ‘Prince of Tennis‘, la Nissin ha scelto di ritrarre Naomi Osaka (e Kei Nishikori) in versione occidentale. La tennista è irriconoscibile: capelli lisci, occhi grandi, pelle ‘sbiancata’ e corporatura che strizza l’occhio ai canoni estetici occidentali. Insomma l’idea di ‘bellezza perfetta‘ che, anche tramite opere dal carattere letterario (come i manga) o mediatico (come gli anime) si cerca di portare avanti in Oriente.

Dal canto suo la Osaka ha preso a cuore la vicenda, lei che in passato ha spiegato quanto la sua famiglia abbia dovuto combattere contro le discriminazioni sociali e culturali nate da un matrimonio fra razze miste (la madre per 10 anni non ha intrattenuto rapporti con i genitori, ndr). “Ho parlato con la Nissin, si sono scusati (e hanno cancellato lo spot, ndr). Per me è ovvio, sono mulatta. – ha spiegato Osaka – Non penso che l’abbiano fatto apposta, penso che si tratti di whitewashing, ma la prossima volta che qualcuno dovrà ritrarmi penso che dovrà prima parlare con me“.
Con le Olimpiadi di Tokyo 2020 sempre più vicine, i media giapponesi si ritrovano fra le mani una vincitrice Slam, n°1 WTA, famosa in tutto il mondo e possibile dominatrice del circuito femminile del futuro, ma che non risponde agli stereotipi estetici che tanto si cerca di portare avanti. L’Oriente mette a nudo il suo narcisimo razzista, lo sport è ancora una volta l’antidoto, fra le mani, le gesta e la voce ad una giovane campionessa di 21 anni.

