Quant’è bella Los Angeles? Spiagge da sogno, panorama mozzafiato, il quartiere di Hollywood, le celebrità a Beverly Hills, Bel Air e Malibù, il lunapark di Santa Monica. Una delle mete più ambite dai turisti di tutto il mondo che però nasconde una metà oscura. L’altra anima della Città degli Angeli è composta da ghetti all’ombra dello sfarzo, quartieri in cui anche gli stessi angeli si ritrovano di colpo inchiodati all’asfalto per un regolamento di conti. Le gang non sono ‘I ragazzi di Beverly Hills‘, i prìncipi non sono ‘Fresh’ come Will Smith a ‘Bel Air‘ ma fanno della droga e della criminalità le basi del loro regno.
Il ghetto più conosciuto è quello di Compton, a due passi dall’aeroporto di Los Angeles e dal centro di allenamento dei Lakers. Un quartiere dal quale in tanti voglio uscire ma in pochi realmente ci riescono, portandosi comunque dietro il ricordo delle difficoltà della loro infanzia. ‘Straight Outta Compton‘, il mito del lasciarsi il ghetto alle spalle. Qualcuno c’è riuscito a realizzarlo, ma non stiamo parlando di Eazy-e, Dr. Dre e Ice Cube degli NWO. Stiamo parlando di due sorelle: Serena e Venus Williams.
Le ‘Sisters‘ più famose del tennis sono nate e cresciute, come donne e come sportive, nel ghetto. Nei campetti le palline nemmeno rimbalzavano e al calar del sole il coprifuoco era quasi un consiglio di vita per assicurarsi di esserci ancora l’indomani. La notte passava fra il canto delle sirene e quello delle pistole. Le due sorelline hanno iniziato proprio a Compton a muovere i primi passi grazie a papà Richard che ha visto nella durezza del ghetto la possibilità di far diventare Venus e Serena due campionesse: “lì è dove volevo crescere le mie figlie, dove le avrei fatte diventare due campionesse: non c’era posto peggiore di Compton in tutta l’America. Il ghetto ti rende più forte e ti indurisce“.

Ma si sa, il ghetto dà, il ghetto prende. Il prezzo di quella crescita umana che papà Richard ha voluto in qualche modo forzare nelle sue figlie è stato alto: la morte di Yetunde Prince, sorellastra maggiore, molto legata alle due tenniste, freddata da dei colpi di pistola mentre si trovava in macchina con il fidanzato, vero obiettivo dell’agguato. Da quel giorno in poi, Serena e Venus sono diventate due icone del tennis mondiale, vincendo 29 Slam in due. Il resto è storia.

Le Williams sono ritornate spesso a Compton “mantenendo un basso profilo” come ha spiegato più volte Venus, ma l’occasione del loro ultimo come back è stata fra le più importanti. Le due hanno inaugurato il “Venus & Serena Williams Court of Champions“, la versione rinnovata e rimodernata, del campetto nel quale giocavano da piccole, simbolo di speranza e di integrazione oltre che ancora di salvezza per i giovani che grazie allo sport possono liberarsi dalla morsa delle gang e della criminalità. Ritorno alle origini che le due tenniste americane hanno voluto dedicare anche alla sorella Yetunde: “vogliamo onorare la memoria di nostra sorella, la più anziana di tutte noi e la più amata“.

Nel suo nome è stato costruito il Yetunde Price Resource Center, una struttura che aiuterà le persone con traumi psicologici dovuti a morti violente in famiglia. Un’altra pennellata di colore nel grigio di un quartiere nel quale sembra poter cambiare qualcosa. Dal 2013 infatti, il nuovo sindaco Aja Brown, ha convinto le due gang rivali, Crips e Bloods, a firmare una tregua e si è passati da un ghetto nel quale il 91.5% delle persone morte erano state uccise da un’arma da fuoco (la media nazionale è del 67.7%), a un quartiere nel quale il numero di omicidi è sceso a 15 nel 2015.

Il merito non sarà solo delle Williams, ma la loro importanza, anche come modelli puliti e corretti da seguire, è fuor di dubbio. Serena e Venus torneranno sempre in quei luoghi, del resto una vecchia frase afferma: “puoi togliere un ragazzo dal ghetto, ma non potrai mai togliere il ghetto dal ragazzo“. Anche per loro sarà così: loro che quel ghetto sono riuscite a lasciarselo alle spalle, a differenza di tante altre persone che lì ci sono rimaste per sempre, come Yetunde.

