Il tennista italiano, testa di serie numero 13 del torneo, è stato eliminato al secondo turno dall’australiano Dane Sweeny, numero 115 del ranking ATP, con il punteggio di 3-6, 6-1, 6-2, 6-2. Una sconfitta maturata dopo un match fortemente condizionato dalle difficoltà fisiche dell’azzurro.
L’avvio sembrava promettere un’altra serata positiva per Musetti. Dopo la convincente vittoria al primo turno contro il britannico Arthur Fery, superato in tre set (6-3, 6-3, 7-5), il carrarino ha affrontato Sweeny con l’obiettivo di proseguire il proprio cammino a New York.
Il primo set conferma le aspettative: Musetti gioca con autorità, trova le soluzioni con il suo rovescio e riesce a imporsi per 6-3. Sembra il preludio a una partita sotto controllo.
Dal secondo set, però, lo scenario cambia completamente perchè più che una semplice sconfitta sul piano tecnico, quella di Musetti è stata una partita segnata soprattutto dalle condizioni fisiche.
Non si è trattato quindi semplicemente di un passaggio a vuoto tennistico. Dopo il primo set, Musetti ha progressivamente perso brillantezza, intensità e capacità di sostenere gli scambi, mentre Sweeny ha continuato a giocare con grande aggressività.
L’eliminazione di New York arriva in un momento particolare della stagione di Musetti. Gli US Open rappresentavano infatti il ritorno dell’azzurro in un torneo del Grande Slam dopo gli Australian Open.
A New York l’obiettivo era quindi quello di ritrovare continuità e soprattutto lasciarsi alle spalle i problemi che hanno caratterizzato una stagione complicata.
La partenza contro Fery sembrava incoraggiante. La sfida con Sweeny, però, ha riportato in primo piano le difficoltà fisiche.
Nel post-partita il numero uno italiano non ha nascosto la propria amarezza. È uno sfogo che fotografa bene il momento del tennista italiano: non tanto la delusione per aver perso contro un avversario sulla carta meno quotato, quanto la sensazione di non aver potuto giocare la partita al massimo delle proprie possibilità.
Dall’altra parte della rete c’è un Dane Sweeny che merita comunque grande credito.
L’australiano ha saputo leggere perfettamente la situazione dopo il primo set. Invece di concedere a Musetti la possibilità di rientrare in partita, ha aumentato la pressione, accorciato gli scambi quando possibile e sfruttato ogni difficoltà dell’italiano.
Il risultato finale — 3-6, 6-1, 6-2, 6-2 — racconta una partita completamente ribaltata dopo il primo parziale. Per Sweeny, il successo rappresenta una delle vittorie più importanti della carriera e gli permette di continuare la sua avventura newyorkese al terzo turno.
Per Musetti resta invece un’eliminazione amara, soprattutto perché arrivata in un torneo nel quale era accreditato della tredicesima testa di serie e avrebbe potuto puntare a un percorso importante.
Il dato più significativo, però, non è necessariamente il secondo turno raggiunto a New York, ma la necessità di ritrovare continuità fisica.
Il problema, in questo momento, è riuscire a mettere quel talento nelle condizioni di esprimersi con continuità.
Gli US Open 2026 finiscono dunque prima del previsto per Lorenzo Musetti. E la sconfitta contro Sweeny lascia soprattutto una domanda: quanto tempo servirà all’azzurro per ritrovare la piena condizione fisica e tornare a giocare con la continuità che il suo talento richiede?
Perché, a New York, il limite di Musetti non è sembrato essere il suo tennis. È stato il suo corpo a impedirgli di giocarlo fino in fondo.
