Ci sono gesti che non fanno rumore, che non cercano titoli a caratteri cubitali, ma che proprio per questo riescono ad arrivare dritti al cuore. Il tributo che Roger Federer ha voluto riservare a Nicola Pietrangeli, scomparso all’età di 92 anni lo scorso 1° dicembre, appartiene a questa categoria rara: quella dell’eleganza umana prima ancora che sportiva.
Federer, che nel corso della sua carriera ha incarnato come pochi altri il concetto di grazia applicata allo sport, ha scelto la via più intima e autentica per salutare uno dei padri nobili del tennis italiano. Prima un’email di condoglianze, inviata ai figli di Pietrangeli per manifestare vicinanza e rispetto in un momento di dolore profondo. Poi, come se le parole digitali non bastassero a contenere il peso del sentimento, una lettera scritta e spedita alla famiglia, arrivata lunedì 22 dicembre: un gesto antico, quasi fuori dal tempo, che oggi assume un valore ancora più potente.
A raccontare questo passaggio carico di emozione è stato Marco Pietrangeli, primogenito del due volte campione del Roland Garros. Con pudore e rispetto, Marco ha scelto di non rivelare il contenuto integrale della lettera, custodendolo come un patrimonio familiare, un ricordo da proteggere. Ma qualche frammento è emerso, sufficiente a delineare la profondità del pensiero di Federer.
Roger – ha spiegato – ha ricordato Nicola come un simbolo, un veicolo fondamentale per la crescita e l’identità del tennis italiano, ma anche come una figura capace di lasciare un segno umano indelebile. Un uomo che Federer rivedeva sempre con piacere, soprattutto quando lo incontrava a Roma, negli spazi carichi di storia degli Internazionali d’Italia, dove generazioni diverse di campioni si sono incrociate sotto lo stesso cielo.
È un passaggio di testimone ideale, quello che emerge da questa storia: il campione globale che si inchina davanti alla memoria di chi ha costruito, mattone dopo mattone, le fondamenta di uno sport in un intero Paese. Del resto, Pietrangeli non ha mai nascosto la sua ammirazione per Federer. Le sue parole, pronunciate prima del ritiro dell’elvetico, restano scolpite nella memoria degli appassionati: «Roger è come Diego Maradona, di un altro pianeta. Ti emozioni solo guardandolo».
Oggi quell’emozione sembra essersi chiusa in un cerchio perfetto. Federer rende omaggio a Pietrangeli con la stessa discrezione e grandezza che lo hanno sempre contraddistinto. Non con una cerimonia, non con un trofeo, ma con una lettera. Perché, in fondo, le leggende si riconoscono così: parlando piano, ma lasciando un’eco destinata a durare nel tempo.

