Non rimpiange la racchetta, ma il tennis continua a scorrere sullo sfondo della sua vita pubblica. Fabio Fognini, oggi protagonista in pista a Ballando con le stelle e al centro del chiacchiericcio social sul cosiddetto “lastra gate”, si racconta con sorprendente franchezza nell’ultima puntata stagionale di Belve. Trentotto anni, una carriera che lo ha consacrato tra i talenti più luminosi del tennis italiano, marito della ex collega Flavia Pennetta e padre di tre figli, Fognini alterna ironia, autoanalisi e qualche stoccata.
Il campione ligure ribadisce di non provare nostalgia per il circuito professionistico — «Seguo tantissimo, ma non mi manca» — ma è evidente che qualche nodo del passato non sia ancora sciolto. Su tutti, la sua esclusione dalla squadra di Coppa Davis, un episodio che definisce “un sogno rimasto chiuso in un cassetto”. Ed è proprio su questo punto che l’intervista si fa più tagliente.
Il retroscena con Volandri: “Non ha avuto il coraggio di dirmi nulla”
Fognini racconta un aneddoto che, nelle sue parole, diventa simbolo di una frattura mai sanata con il capitano Filippo Volandri. «Il giorno in cui avevo annunciato il mio ritiro a Wimbledon — ricorda — ero a cena e nel tavolo accanto c’era Volandri. Ci ha salutati, ma non ha avuto il coraggio di dirmi nulla, neanche un complimento per la carriera». Una mancanza di riconoscimento che il tennista vive come l’ennesima conferma di un rapporto logoro e gestito senza trasparenza.
“Nessun chiarimento, ed è questa la cosa più ridicola”
La conduttrice Francesca Fagnani insiste sulle motivazioni dell’esclusione e sul perché non sia mai arrivata una comunicazione diretta. Fognini non arretra: «Non mi è stato chiarito nulla. L’essere uomo richiede confronti, anche se con pareri diversi». Una critica non solo al merito della scelta tecnica, ma soprattutto al metodo. Il tennista, che pure negli anni non ha nascosto un carattere spigoloso, rivendica almeno la dignità di un dialogo.
Alla domanda se abbia comunque formulato una sua teoria sull’accaduto, Fognini rimanda ogni responsabilità: «Non lo so, chiedetelo a lui. È andata così. Non l’ho accettata e non l’accetterò mai». Una frase che suona come un capitolo non chiuso, un dolore che resiste anche adesso che la sua vita ha imboccato strade lontane dai campi da gioco.
Un campione diviso tra leggerezza e verità
L’apparizione a Belve mostra un Fognini in equilibrio tra il personaggio televisivo e l’atleta che ancora misura il peso delle proprie ferite sportive. Capace di scherzare, di raccontarsi senza filtri, ma anche di affondare quando tocca ciò che ritiene una mancanza di rispetto.
Il suo racconto aggiunge un tassello a una vicenda già discussa, restituendo, al di là delle polemiche, lo stato d’animo di un uomo che si sente estromesso senza spiegazioni da una delle competizioni più identitarie per un tennista italiano. E che, ancora oggi, continua a chiedere — forse più che una convocazione — un confronto negato.

