Carlos Alcaraz saluta gli US Open dopo una notte che difficilmente verrà dimenticata. A New York, lo spagnolo è stato sconfitto dall’americano Ben Shelton nei quarti di finale al termine di una battaglia durata quattro ore e 28 minuti e conclusa alle 3.33 del mattino: la semifinale più tardiva nella storia del torneo.
Shelton, numero 9 del ranking ATP, ha avuto la meglio sul campione spagnolo, numero 3 del mondo, al termine di cinque set vissuti sempre sul filo: 6-7 (5/7), 6-1, 6-3, 1-6, 7-6 (10/7). Una partita durissima, spettacolare, tra le più emozionanti dell’anno, che ha messo a dura prova soprattutto la tenuta fisica di Alcaraz.
Il murciano era arrivato a New York dopo quattro mesi lontano dal circuito e, nonostante i dubbi legati alla lunga inattività, aveva dominato i primi quattro incontri del torneo. Contro Shelton, però, la sua resistenza è stata chiamata a un livello completamente diverso. L’americano, uno dei giocatori più potenti del circuito, ha trasformato il campo in un poligono di tiro, spingendo il servizio fino a sfiorare i 240 chilometri orari.
«Sono stanco, è stata una partita epica. Senza dubbio è la partita più emozionante che abbia mai giocato in tutta la mia carriera», ha raccontato Shelton al termine dell’incontro. Per lui è una vittoria dal peso enorme: non aveva mai sconfitto un giocatore della top 3 in un torneo del Grande Slam.
«Carlos è già uno dei migliori campioni del nostro sport, e ha solo 23 anni. È sempre divertente affrontarlo», ha aggiunto l’americano, che in semifinale troverà il connazionale Frances Tiafoe.
Una partita iniziata a mezzanotte e finita alle 3.33
Il match era cominciato intorno alle 23 di martedì e, punto dopo punto, si è trasformato in una maratona. Il precedente record di chiusura agli US Open era fissato alle 2.50, in occasione dei quarti di finale del 2022, proprio nella sfida vinta da Alcaraz contro Jannik Sinner.
Il primo set aveva già fatto capire che sarebbe stata una lunga notte. Scambi violentissimi, accelerazioni improvvise e un pubblico completamente coinvolto. Alcaraz ha avuto l’opportunità di chiudere sul 6-5 con il proprio servizio, ma Shelton ha resistito. Lo spagnolo ha poi conquistato il parziale al tiebreak, dando l’impressione di aver superato il primo grande ostacolo.
Ma Shelton non si è disunito, l’americano ha annullato tre palle break e, approfittando del primo vero passaggio a vuoto di Alcaraz, ha infilato nove game consecutivi. Una striscia che gli ha permesso di ribaltare completamente l’inerzia dell’incontro e di portarsi avanti due set a uno.
Dall’altra parte della rete, Alcaraz cominciava a mostrare i primi segnali di fatica. Nonostante questo, il campione spagnolo ha continuato a lottare. Shelton ha avuto il sostegno rumoroso del pubblico di casa e anche quello della sua compagna, la stella del calcio americano Trinity Rodman. Ma Alcaraz ha trovato ancora una volta le energie per reagire.
Nel quarto set, pur visibilmente provato, ha salvato due palle break nel primo game e ha cambiato nuovamente volto alla partita. Ha preso il controllo del parziale, ha pareggiato i conti e ha trascinato Shelton al quinto set.
Alle 2.20 circa è arrivato uno dei momenti più delicati della serata. Durante una pausa, Alcaraz ha vomitato apparentemente su un asciugamano. Un’immagine che ha raccontato meglio di qualsiasi statistica la fatica accumulata in quasi quattro ore di tennis.
Eppure lo spagnolo non si è arreso. Il quinto set è diventato un lungo braccio di ferro. Il pubblico ha iniziato a scandire «USA, USA» per spingere Shelton, ma con il passare dei minuti gli spalti hanno finito per riconoscere e applaudire lo sforzo di entrambi.
Sul 5-5, la partita era ormai una questione di nervi oltre che di tennis. Alcaraz è riuscito a portarsi avanti 6-5, ma Shelton ha continuato a bombardare il campo con il servizio, toccando ancora i 235 km/h. Nel supertiebreak decisivo, l’americano ha trovato l’ultimo guizzo e ha chiuso sul 10-7.
Poi la liberazione. Shelton ha festeggiato davanti al proprio pubblico la vittoria più importante della sua carriera. Alcaraz, invece, ha lasciato il campo con un sorriso, consapevole di aver dato tutto quello che aveva.
Per lo spagnolo finisce così anche una striscia di 18 vittorie consecutive nei tornei del Grande Slam. Una serie iniziata con il trionfo agli US Open 2025 e proseguita con la vittoria all’Australian Open dello scorso febbraio, l’unico Major conquistato da Alcaraz quest’anno e quello che gli aveva permesso di entrare ulteriormente nella storia del tennis come il più giovane giocatore capace di vincere tutti e quattro i tornei del Grande Slam.
La sua stagione, però, era stata segnata ad aprile dall’infortunio al polso destro, che lo aveva costretto a saltare il Roland Garros, Wimbledon e tutti gli appuntamenti di preparazione agli US Open.
Arrivato a New York circondato da interrogativi, Alcaraz aveva risposto sul campo con quattro vittorie nette. Contro Shelton, però, la mancanza di partite e soprattutto la lunga battaglia fisica hanno presentato il conto.
Con l’uscita di scena del numero 3 del mondo e l’assenza del numero 1 Jannik Sinner, il tabellone degli US Open cambia volto. Shelton e il tedesco Alexander Zverev sono ora tra i principali favoriti per la conquista del titolo. Ma prima c’è ancora una semifinale da giocare. E, dopo una notte così, nessuno sembra avere intenzione di fare pronostici.
