A poche settimane dalla morte improvvisa della 39enne runner vicentina Anna Zilio, trovata senza vita nella sua abitazione lo scorso 14 ottobre, il mondo della corsa amatoriale in Veneto è scosso da una nuova perdita. Questa volta a mancare è Alberto Zordan, 48 anni, grafico di professione e maratoneta appassionato, tesserato per la società Km Sport Verona, la stessa in cui militava Zilio. Un dettaglio che ha inevitabilmente colpito l’immaginario di chi frequenta l’ambiente, alimentando interrogativi e sconcerto.
Zordan era conosciuto come un atleta costante, serio, metodico. Aveva cominciato la sua attività agonistica nel 2015, prima con l’Atletica Vicentina, poi con la Vicenza Marathon. Dal 2019 era approdato alla società veronese. Non era un professionista, ma un amatore “di livello”: 1h23’ sulla mezza maratona e poco sopra le tre ore sui 42 km, tempi che raccontano disciplina, programmazione, capacità di ascoltare il proprio corpo.
E proprio questo rende la sua morte ancora più difficile da comprendere. Gli amici, intervistati dal Corriere del Veneto, lo descrivono come un uomo di abitudini sane: niente fumo, niente alcol, controlli regolari. Era in preparazione per la maratona di Valencia del 7 dicembre. «Il cuore era perfetto», raccontano. Eppure, come per Zilio, anche per lui il decesso è avvenuto nella quiete domestica, lontano dalle fatiche dell’allenamento. Solo l’autopsia potrà chiarire le cause.
Morti improvvise nello sport: un tema delicato
La morte improvvisa di un atleta – professionista o amatore – non è un fatto nuovo, ma ogni volta sorprende e scuote. Lo sport è spesso associato a salute, prevenzione, equilibrio psicofisico. Vedere un corpo allenato cedere all’improvviso è una frattura dell’immaginario collettivo.
Nel corso degli anni, casi celebri hanno attirato l’attenzione dell’opinione pubblica:
-
Fabrice Muamba, giocatore del Bolton, collassato in campo nel 2012: sopravvissuto, ma costretto a lasciare il calcio.
-
Davide Astori, capitano della Fiorentina, trovato senza vita nel 2018 in ritiro: una cardiomiopatia non diagnosticata.
-
Samuel Wanjiru, oro olimpico nella maratona a Pechino 2008, morto nel 2011 in circostanze mai del tutto chiarite.
-
Nel ciclismo, l’elenco dei casi legati a cardiomiopatie, malattie non identificate o crolli metabolici è lungo e a volte controverso.
Negli sport di resistenza il cuore è al centro di uno sforzo continuo, spesso protratto per anni. Gli studi medici più recenti parlano di possibili micro-adattamenti patologici del muscolo cardiaco, ma la comunità scientifica è tutt’altro che unanime: distinguere ciò che è sovraccarico fisiologico da ciò che è patologia resta estremamente complesso.
Quando l’atleta non mostra segnali
Una delle difficoltà maggiori sta proprio nella diagnosi. Molte cardiomiopatie risultano asintomatiche fino all’evento critico. Elettrocardiogrammi e test da sforzo, pur fondamentali, non riescono sempre a intercettare situazioni di rischio.
Allo stesso tempo, bisogna considerare anche fattori non cardiovascolari:
- variazioni di elettroliti
- infezioni virali passate di recente
- stress e sovraccarico
- predisposizione genetica
L’assenza di una causa evidente, come nel caso di Zordan e Zilio, lascia l’impressione del “senza spiegazione”. Un vuoto difficile da colmare, soprattutto per chi conosceva la loro dedizione allo sport come forma di vita e non solo di prestazione.
Due lutti e molte domande
Le due tragedie ravvicinate che hanno colpito la Km Sport Verona non devono necessariamente suggerire collegamenti o spiegazioni affrettate. Gli specialisti della medicina sportiva invitano alla prudenza: ogni caso ha una storia clinica e personale unica. Tuttavia, questi episodi richiamano l’attenzione su un tema spesso sottovalutato: la fragilità, anche in chi sembra forte.
Lo sport, che è disciplina, passione e riscatto, può anche trasformarsi in campo di incertezze biologiche che conosciamo solo in parte.
Forse, in futuro, la medicina riuscirà a individuare segnali precoci oggi invisibili, forse, certi eventi rimarranno parte di quella zona grigia in cui corpo e destino si toccano.
