La divisa che solitamente indossano e che li ha resi famosi in tutto il mondo, sarebbe in questo momento perfetta per descrivere il loro umore.
Gli All Blacks infatti non hanno accolto nel migliore dei modi il calendario del Rugby Championship, manifestazione organizzata nella bolla di Sydney a causa dell’emergenza Coronavirus, che prevede come ultimo match la sfida Australia-Nuova Zelanda in programma il 12 dicembre allo stadio Olimpico della città australiana. Una data che non è piaciuta affatto agli All Blacks, dal momento che dovranno così trascorrere il Natale in quarantena e lontani dalle proprie famiglie, visto che le regole attuali impongono 14 giorni di isolamento a chi arriva in Nuova Zelanda. Giocando il 12 a Sydney e dunque facendo ritorno il 13 a casa, i giocatori dovrebbero rimanere isolati fino al 27 dicembre senza poter vedere i propri cari.
Un tema che ha scatenato ovviamente le proteste dei neozelandesi, in particolare di quei giocatori diventati padri da poco o in procinto di diventarlo, i quali hanno chiesto di non essere convocati per la sfida contro l’Australia. Il Ceo della federazione neozelandese, Mark Robinson, è così intervenuto per esporre la propria rabbia: “tutti i piani sui quali stavamo lavorando prevedevano che l’ultima partita degli All Blacks sarebbe stata il 5 dicembre, per dare ai nostri giocatori la possibilità di gestire la quarantena in Nuova Zelanda e trascorrere il Natale in famiglia. Capiamo le considerazioni commerciali, ma anche il benessere dei nostri giocatori è un fattore incredibilmente importante. Sappiamo che giocare fare il calendario è stato difficile, ma non lo approviamo e siamo delusi da questo annuncio“.

