“Scenderemo in campo carichi e determinati per dimostrare a tutti che noi siamo l’Italia e non abbiamo paura di nessuno”. Parlava così a Sport Fair Francesco Minto prima di partire alla volta dell’Inghilterra per affrontare i mondiali di Rugby con la Nazionale italiana guidata da Jacques Brunel.

Un mese e 51 placcaggi dopo il terza linea azzurro è stato nominato miglior placcatore della prima fase della Coppa del Mondo, un’impresa fantastica, un sogno divenuto realtà. Per un’Italia che piange a livello collettivo, ce n’è una che ride a livello indiciduale, e non potrebbe essere altrimenti per Francesco Minto, scaricato solo un anno e mezzo fa dal presidente Federale Gavazzi: “per me Minto non giocherà più”. Niente di più falso.

Francesco ha preso in mano la sua carriera e si è rimesso a sudare. Rivelazione del Sei Nazioni 2013, tre volte difensore principe della squadra in quello del 2015 e, adesso, il titolo di migliore placcatore della Coppa del Mondo. 600 avversari dietro di lui, i fenomeni Dusautoir, Robshaw e Burger distanziati e non di poco, sulla cima del podio c’è lui, Francesco Minto, detto “Yao” per i suoi occhi a mandorla. Diventato un punto fermo degli azzurri di Brunel, adesso il ct sa su quali basi ripartire, Giappone 2019 è ancora lontano, ma Minto è già pronto, l’Italia ha trovato il suo muro.

