Italrugby, il Sei Nazioni 2026 prende forma: Quesada sceglie i 33 per Verona

Debutto con la Scozia in un Olimpico già sold out e il commissario tecnico Gonzalo Quesada ha diramato la lista dei 33 convocati

L’Italia del rugby entra ufficialmente in modalità Sei Nazioni. Il commissario tecnico Gonzalo Quesada ha diramato la lista dei 33 convocati per il raduno che aprirà la preparazione al Guinness Sei Nazioni 2026: gli Azzurri si ritroveranno domenica 25 gennaio a Verona, base operativa scelta anche per questa stagione per mettere benzina nelle gambe in vista dell’esordio.

Il torneo, come noto, inizierà per l’Italrugby con una sfida ad alto coefficiente emotivo e tecnico: Italia–Scozia sabato 7 febbraio allo Stadio Olimpico di Roma, in un impianto che farà registrare ancora una volta il pienone (sold out). Un segnale forte: il rugby azzurro continua ad attirare pubblico e attenzione, anche dopo stagioni in cui la Nazionale ha dimostrato di poter competere con sempre maggiore credibilità.

Il raduno di Verona e la linea tecnica: continuità e fiducia nel gruppo

Quesada ha ribadito un concetto che sta diventando un marchio del suo corso: continuità nel lavoro e stabilità dello staff. Nessuna rivoluzione, quindi, né nel metodo né nella struttura.

«La preparazione? Non ci sono cambiamenti. Stesso staff e stesso posto», ha confermato il CT, sottolineando come la crescita di una Nazionale passi anche da automatismi e abitudini consolidate, soprattutto quando l’obiettivo è alzare il livello di prestazione contro le potenze europee.

Uno dei passaggi più significativi riguarda le convocazioni e il rapporto con il rugby giocato all’estero. Quesada è stato chiaro: «Sceglieremo sempre giocatori dalle franchigie rispetto all’estero se riteniamo che livello sia simile».

Tradotto: Benetton e Zebre restano centrali nel progetto tecnico. Un segnale non solo sportivo ma strategico, perché rafforza l’idea di un percorso integrato tra club e Nazionale e spinge il sistema italiano a trattenere (o riportare) talento e leadership.

La lista dei 33, però, arriva inevitabilmente condizionata dagli infortuni.

Il grande nome assente è Ange Capuozzo, uno dei giocatori più decisivi e mediatici del movimento: la sua presenza, almeno per l’inizio del torneo, non sarà possibile. Quesada ha aperto appena uno spiraglio: «L’unico che ha una piccola possibilità di rientrare con noi è Angelo Capuozzo».

Oltre a lui risultano indisponibili anche altri elementi importanti come Sebastian Negri, e mancano all’appello anche Tommaso Allan e Ross Vintcent per l’avvio del torneo: assenze che tolgono esperienza e opzioni tattiche, soprattutto nel triangolo allargato e tra gli avanti.

Allo stesso tempo il CT ha inserito energie nuove e profondità: tra le note più interessanti ci sono due giocatori senza caps come Samuele Locatelli e Damiano Mazza, segnale di un progetto che guarda anche alla Rugby World Cup 2027.

A guidare la squadra sarà ancora una volta Michele Lamaro, capitano confermato per il quarto Sei Nazioni consecutivo. Una scelta di leadership e continuità: Lamaro rappresenta ormai il volto dell’Italia “nuova”, più fisica e competitiva, e contro la Scozia potrebbe anche tagliare un traguardo simbolico (50 presenze in Nazionale, secondo quanto riportato da diverse fonti).

Sul tavolo c’è un Sei Nazioni che non regala nulla. L’Italia dovrà gestire un calendario intenso:

  • 7 febbraio: Italia–Scozia (Roma)
  • 14 febbraio: Irlanda–Italia (Dublino)
  • 22 febbraio: Francia–Italia (Lille, match di domenica)
  • 7 marzo: Italia–Inghilterra (Roma)
  • 14 marzo: Galles–Italia (Cardiff)

Quesada ha evidenziato proprio l’aspetto logistico e fisico delle prime settimane: «Sono tre gare di fila con due trasferte consecutive. Con la Francia però giocheremo di domenica… avremo un giorno in più di riposo, ed è oro».

Non un dettaglio: nel Sei Nazioni, dove i margini sono spesso sottilissimi, recupero e gestione delle energie diventano armi tattiche al pari di mischia e touche.

Sul piano motivazionale, Quesada ha trovato una frase che fotografa bene lo spirito del gruppo: «La sfida con la Scozia? Siamo i campioni mondiali nel sognare».

Una battuta, certo, ma anche un messaggio: l’Italia sa di non partire favorita, però vuole presentarsi come squadra solida, fastidiosa, competitiva, soprattutto davanti al pubblico dell’Olimpico.

E c’è un altro aspetto: rispetto a due anni fa, gli avversari hanno cambiato percezione degli Azzurri. Lo ha detto lo stesso CT: «Rispetto al 2024 abbiamo più esperienza, ora ci aspettano di più… La Francia due anni fa ci ha sottovalutato».

In altre parole: meno effetto sorpresa, più rispetto. E quindi più pressione.

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