Foggia non è stata soltanto una tappa. È stata una dichiarazione. Un palazzetto pieno, caldo, rumoroso. Un’energia quasi fisica, capace di spingere un pallone oltre la rete e una squadra oltre la fatica. In un Pala Preziuso infuocato, la Nazionale Under 18 femminile si prende tutto: vince il Torneo WEVZA, supera il Belgio nella finale decisiva e si guadagna il biglietto per l’Europa che conta.
Il punteggio racconta una storia fatta di scosse e reazioni: 3-1 (18-25, 25-22, 25-16, 25-21). L’Italia cade nel primo set, sembra sorpresa, forse frenata dall’importanza del momento. Ma poi cambia pelle. E come spesso accade alle squadre che hanno qualcosa in più, non si limita a recuperare: cresce, domina, impone ritmo e personalità.
Il volto della serata è ancora una volta quello del capitano: Lisa Monari Gamba, per il terzo match consecutivo miglior realizzatrice, chiude con 22 punti e una leadership che va oltre i numeri. È il riferimento tecnico, sì, ma soprattutto emotivo: la giocatrice che, nei momenti che pesano, sembra dire alle compagne “seguitemi”.
E così l’Italia chiude il torneo con un percorso netto: cinque partite, cinque vittorie, un cammino impeccabile dove la qualità più evidente non è stata soltanto la pallavolo proposta, ma la mentalità. Perché questa Under 18 ha mostrato una caratteristica rarissima a livello giovanile: la capacità di non smarrirsi quando va sotto, di restare dentro le partite e “spostarle” con il proprio gioco.
Nel pomeriggio, la finale per il terzo posto ha regalato un’altra gara piena di colpi di scena: la Francia ha piegato l’Olanda al tie-break 3-2 (23-25, 25-14, 25-12, 21-25, 15-13), guadagnandosi l’ultimo gradino del podio.
Nel match precedente, la Spagna ha regolato la Germania con un secco 3-0 (25-19, 25-17, 25-14), chiudendo al quinto posto.
Ma al netto delle classifiche, la sensazione è che Foggia abbia ospitato qualcosa che va oltre un semplice torneo: un passaggio di consegne generazionale, un crocevia di crescita, un frammento di futuro.
E adesso?
La vittoria contro il Belgio vale tantissimo perché non è solo una medaglia: è un lasciapassare per i Campionati Europei Under 18 femminili 2026, in programma dal 1° al 12 luglio 2026.
Qui c’è un dettaglio importante: varie cronache parlano di Riga e Vilnius, ma la CEV (Confederazione Europea Volleyball) indica Riga (Lettonia) e Alytus (Lituania) come sedi dell’evento.
Questo non cambia la sostanza: cambia la cornice. E la cornice sarà enorme.
Cosa aspetta le azzurrine in estate: un altro livello di pressione
Se a Foggia l’Italia è stata “la squadra da battere” nel contesto WEVZA, all’Europeo il discorso cambia: si entra nel territorio delle grandi potenze, dove ogni partita può trasformarsi in una trappola.
All’Europeo ci saranno 16 squadre e il formato è pensato per non perdonare: non basterà giocare bene, bisognerà essere continui. Perché lì non vince chi ha una giornata buona. Vince chi resiste due settimane.
Il dato più incoraggiante non è la qualificazione in sé. È come è arrivata.
Questa Under 18 ha mostrato: capacità di leggere i momenti della gara, fisicità crescente set dopo set, lucidità nei finali (che in giovanile spesso è la prima cosa a saltare), e una guida tecnica chiara: DT Marco Mencarelli e panchina affidata a Stefano Gregoris, in un sistema che lavora per costruire, non per consumare
E non dimentichiamo soprattutto un elemento fondamentale: ha mostrato una cosa che non si allena facilmente. Il coraggio.
C’è una scena che resta più delle statistiche.
Resta il primo set perso. La finale che si complica. Il rumore del palazzetto. E poi, quella reazione: l’Italia che non si spegne, non si frammenta, non si “accartoccia” sulle paure. L’Italia che ricomincia a giocare, e nel farlo si trasforma.
È lì che questa squadra ha detto la cosa più importante: noi non siamo un episodio. Siamo un percorso.
Ora la destinazione si chiama Europeo. Riga e Lituania. Luglio 2026. Dodici giorni in cui il volley giovanile europeo diventa una prova generale della carriera.
Ma la vera vittoria, forse, è già avvenuta a Foggia: quando queste ragazze hanno capito — tutte insieme, nello stesso momento — che il futuro non fa più paura.
Perché il futuro, adesso, ha il loro nome.

