Una sconfitta da cui ripartire: il valore immenso dell’Italia della pallavolo femminile

La medaglia d’argento europea non cancella un percorso straodinario delle ragazze di Velasco che non vedono l'ora di ripartire

Le sconfitte fanno male, è una verità sottaciuta che facciamo finta di dimenticare, ma poi ci sono sconfitte che, proprio perché arrivano dopo un viaggio straordinario, possono diventare il punto esatto dal quale ripartire.

La finale europea contro la Turchia, davanti al suo pubblico, in un’atmosfera che ha trasformato ogni pallone in una battaglia, appartiene a questa seconda categoria. Perché perdere una finale non è mai bello, soprattutto quando si indossa la maglia azzurra. Ma una medaglia d’argento europea non cancella un percorso. Non cancella il lavoro. Non cancella ciò che questa squadra ha costruito negli anni.

E soprattutto non cancella una verità che forse, troppo spesso, dimentichiamo: questa Italia è ancora lì, sempre lì, tra le migliori squadre del mondo.

La Turchia ha giocato una grande, grandissima partita. Ha avuto dalla sua il fattore campo, l’energia di un pubblico straordinario e la forza di una squadra che ormai da anni rappresenta una delle potenze assolute della pallavolo internazionale. Perdere contro una formazione di questo livello non può e non deve trasformarsi in un processo, al contrario.

Questa sconfitta può rappresentare un punto dal quale ripartire. Un’occasione per fermarsi, analizzare, capire gli errori, lavorare su ciò che non ha funzionato e tornare in palestra ancora più determinate.

Perché è proprio questo che hanno sempre fatto queste ragazze.

Per comprendere davvero il valore di questa Nazionale bisogna andare oltre il risultato dell’ultima partita, bisogna tornare indietro.

Dal 2018, questo gruppo ha intrapreso un percorso che ha portato l’Italia stabilmente nell’élite della pallavolo mondiale. Un percorso fatto di cambi generazionali, momenti difficili, pressioni, aspettative, infortuni, vittorie e sconfitte.

Eppure, anno dopo anno, queste ragazze sono rimaste lì, in alto, a competere, a vincere, a giocarsi sempre una medaglia, a presentarsi agli appuntamenti più importanti con la consapevolezza di poter battere chiunque.

E allora forse vale la pena ricordarlo, SEMPRE, soprattutto quando la memoria sportiva sembra durare il tempo di una partita.

Questa è la Nazionale che ha vinto una straordinaria doppietta Olimpiade-Mondiale, non è un dettaglio, non è una parentesi, non è “fortuna” occasionale, OLIMPIADE/MONDIALE.

È la dimostrazione concreta della qualità, della progettazione, della continuità e della mentalità di un gruppo che ha saputo raggiungere la vetta dello sport mondiale.

Eppure, quando si parla dell’Italia della pallavolo femminile, capita ancora troppo spesso di leggere o ascoltare una frase apparentemente innocua, un dubbio sollevato sottovoce, ma che finisce per diventare quasi un ritornello stufoso ed irritante: “Manca sempre qualcosa.”

Ma cosa manca? Davvero?

Non manca niente. O forse sì: manca il rispetto

Manca sempre qualcosa soltanto se consideriamo lo sport esclusivamente attraverso il risultato dell’ultima finale.

Se si vince, tutto è magnifico, se si perde, improvvisamente emergono lacune, limiti, occasioni sprecate, non convocazioni, presunti problemi strutturali.

È una logica semplice, quasi brutale, che spesso dimentica la parte più importante dello sport: il percorso, e il percorso di queste ragazze dice molto più di una finale persa.

Dice lavoro, dice fatica, dice sudore, dice abnegazione, dice professionalità, dice serietà, dice ore e ore trascorse in palestra quando fuori nessuno applaudiva.

Parla di sacrifici personali, famiglie lontane, allenamenti, trasferte, recuperi fisici e mentali, pressioni enormi e la necessità di essere sempre all’altezza di una maglia che, in Italia, pesa tantissimo.

Dice soprattutto una cosa: continuità, perché arrivare una volta sul tetto del mondo può essere straordinario.

Arrivarci, e poi tornarci, e poi rimanere per anni stabilmente nelle prime posizioni del ranking mondiale, significa avere costruito qualcosa di molto più profondo.

E qui entra in gioco anche un altro aspetto.

Quello che spesso si legge sulla stampa internazionale.

L’Italia viene raccontata, non di rado, come una squadra fortissima, sì, ma alla quale “manca qualcosa” per essere davvero la migliore.

Forse sarebbe arrivato il momento di cambiare prospettiva, perché forse non manca nulla: forse manca soltanto il rispetto.

Il rispetto per il sacrificio, il rispetto per la professionalità, iIl rispetto per la costanza, il rispetto per una generazione di atlete che ha avuto il merito, enorme, di trasformare la maglia azzurra in una certezza ai vertici della pallavolo mondiale.

C’è una cosa che spesso lo sport professionistico rischia di farci dimenticare: dietro una divisa ci sono persone, ragazze che hanno paure, stanchezza, emozioni. Atlete che possono sbagliare, perdere, avere una giornata meno brillante. E che, nonostante tutto, continuano a metterci la faccia, ogni volta, ogni partita, ogni torneo, ogni volta che indossano quella maglia col tricolore.

E lo stesso discorso, la stessa “mancanza di rispetto” vale per tanti altri sport italiani che conquistano i riflettori SOLTANTO quando arriva una medaglia: l’atletica, il nuoto, la scherma, il ciclismo, la ginnastica e tanti, tantissimi altri.

Atleti e atlete che magari il grande pubblico incontra soltanto quando salgono su un podio, mentre per arrivare fin lì hanno trascorso anni, interminabili ore a lavorare lontano dalle telecamere, lavoro fatto di rinunce, dolori, delusioni, ripartenze, una vita intera organizzata attorno a un obiettivo, poi arriva il giorno della gara e noi vediamo quei pochi minuti.

Loro, invece, vedono e vivono tutto quello che c’è stato prima.

È per questo che una sconfitta non può cancellare una storia.

La finale europea di pallavolo femminile va riconosciuta per quello che è stata: una sfida contro una grandissima squadra, in casa sua, davanti a un pubblico che ha spinto la Turchia dal primo all’ultimo pallone.

Onore alle avversarie ma proprio per questo, onore ancora maggiore all’Italia, perché essere arrivati fino a quella finale significa essere ancora una volta nel posto dove questa Nazionale merita di stare: tra le grandi.

La medaglia d’argento può lasciare amarezza. È naturale.

Le ragazze saranno le prime a sapere che qualcosa non ha funzionato come volevano. Saranno le prime a riguardare quelle azioni, a studiare gli errori, a cercare risposte ed è proprio da lì che bisogna ripartire, non dalla colpa, non dal “cosa manca” ma dalla consapevolezza di avere ancora tantissimo da costruire.

Perché una grande squadra non si misura soltanto da quante finali vince, si misura anche da quante volte riesce a tornarci e questa Italia, negli ultimi anni, ci è arrivata continuamente.

Alla fine, forse, la cosa più importante da dire, l’unica, è la più semplice.

Grazie.

Grazie alle ragazze.

Grazie a chi ha giocato questa finale e a chi ha contribuito a costruire questo percorso negli anni.

Grazie allo staff tecnico, medico e organizzativo.

Grazie a tutte le persone che lavorano lontano dai riflettori e che rendono possibile ogni partita.

Grazie alla Federazione e a tutti coloro che quotidianamente lavorano perché la maglia azzurra continui a essere protagonista.

E grazie a tutte quelle atlete che hanno indossato e indossano la Nazionale con un cuore gigantesco.

Perché rappresentare l’Italia non significa soltanto vincere, significa esserci, significa dare tutto, significa rialzarsi, significa accettare una sconfitta e trasformarla in una lezione, significa tornare in palestra il giorno dopo e ricominciare.

La Turchia ha vinto una finale europea, l’Italia ha perso una partita ma non ha perso il proprio valore, non ha perso la propria identità, non ha perso il proprio futuro.

E soprattutto non ha perso il diritto di essere considerata, ancora una volta, una delle grandi Nazionali della pallavolo mondiale.

Per questo oggi non servono processi, serve riconoscenza, serve più rispetto.

L’Italvolley ripartirà, come sempre, con la solita concentrazione, con lo stesso spirito che l’ha portata alla straordinaria doppietta Olimpiade/Mondiale e siamo certi che il gruppo di Velasco saprà farlo.