Solo sospetti ma nessuna prova. Secondo quanto riportato da “quotidiano.net”, nell’ambito dell’inchiesta portata avanti dalla procura di Pesaro su un traffico di sostanze dopanti trovate nel marzo 2015 in un centro fisioterapico denominato Fisioradi, Filippo Magnini sarebbe stato il presunto destinatario di prodotti proibiti, in particolare – nel giugno di un anno fa in vista dei Giochi di Rio – anche sostanze provenienti dalla Cina con principio attivo la pralmorelina, ormone della crescita. Ma non ci sono prove che li abbia ricevuti e utilizzati. I pm Monica Garulli e Valeria Cigliola hanno ricostruito con intercettazioni telefoniche e ambientali la rete di amicizie e frequentazioni che aveva il titolare di quel centro arrivando al medico nutrizionista di Magnini, il dottor Guido Porcellini, da anni nello staff dell’atleta per la preparazione degli appuntamenti agonistici più importanti.

Il gip Giacomo Gasperini ha però rigettato la richiesta di una misura interdittiva nei confronti di Porcellini ritenendo che “le ricostruzioni della pubblica accusa sono significativamente messe in dubbio dai risultati degli esami affidati ai tossicologi e dal fatto che negli altri casi non si hanno a disposizione i prodotti ma solo un enorme materiale intercettivo di non agevole e univoca interpretazione“. La procura ha poi chiuso l’inchiesta poche settimane fa ma Magnini, “quale destinatario di sostanze dopanti, non ha commesso reati. Sarà al massimo un teste dell’accusa“, si legge ancora su quotidiano.net. (ITALPRESS)
