
Ha vinto 23 ori olimpici spazzando via qualsiasi avversario, il suo palmares fa invidia a qualsiasi sportivo al mondo, è il simbolo del nuoto mondiale e si è ritirato dopo un’Olimpiade di Rio nuotata alla perfezione, con tanto di 5 ori e un argento. Di chi si stiamo parlando? Di Michael Phelps, lo squalo di Baltimora. A proposito di squali… e se il suo fosse qualcosa di più di un soprannome? Phelps ha voluto stupire il mondo dello sport ancora una volta, alzando il suo livello agonistico, sfidando in mare aperto… uno squalo bianco di 7 metri!
La sfida si è svolta a Città del Capo e andrà in onda nello speciale “Uomo contro squalo”, il 30 luglio alle 21:00 in 220 Paesi su Discovery Channel, nell’ambito della Shark Week. Intervistato ai microfoni de ‘La Gazzetta dello Sport’. Phelps non si è voluto sbilanciare sull’esito della gara: “Chi ha vinto? Lo vedrete in televisione: chissà... Volevo provare a vedere quanto velocemente potessi andare. Provare l’alta velocità con lo squalo è qualcosa di unico, un’esperienza pazzesca. Come ho nuotato? Non posso svelarlo, ma state attenti a cosa succederà“.

Il nuotatore americano ha poi spiegato alcuni particolari della sfida, specie le differenze fra nuotare in vasca o in mare aperto. “Abbiamo gareggiato in mare perché non credo che lo squalo sopravvivrebbe con il cloro – ha spiegato Phelps – È stato uno shock. Non mi piace l’acqua fredda, anzi l’aspetto più difficile è stato proprio questo passaggio dai 26 ai 12 gradi. Lo volevo fare da sempre quest’incontro, ci pensavo, avevo fiducia in me: è stata un’esperienza incredibile, la cosa più cool. Se è stato come vincere un oro olimpico? Sì, ma qualcosa di più impegnativo. Ci sono tante diverse variabili nell’oceano, tra onde, correnti, visibilità che le riassumerei in una sfida speciale. Ho nuotato con una muta e con una pinna appositamente progettata. Per me è stata come una batteria, spero di fare ancora altre gare. Sono andato a scuola degli specialisti, ho imparato come si entra in un oceano, cosa fare e no. Questo mi aiuterà anche in futuro e potrà aiutare anche tanta gente che magari teme di imbattersi in uno squalo. Bisogna capirli, non sempre vogliono attaccare l’uomo. Vivono nel loro mondo, vogliono difendere il territorio come noi. È puro istinto di sopravvivenza“.
Il 23 volte oro olimpico ha poi spiegato come sia stato possibile realizzare, in totale sicurezza la sfida. “Lo squalo era in una gabbia ed io libero, vedrete la velocità, come si muoverà: di sicuro sarà più potente di me alla partenza. – ha sottolineato Phelps – Ho sempre invidiato la loro partenza. Prima delle gare io guardavo i loro movimenti che servivano ai miei gesti. È come essere tornato sui banchi di scuola. Eravamo al largo della costa di Città del Capo, eravamo al sicuro, circondato appunto da 15 sub. Abbiamo creato una corsia di nuoto dove nuotare dentro, in linea retta. Certo, lo squalo bianco va a 25 miglia orari, uno squalo martello a 12-14 miglia, tutti hanno velocità diverse. Io so quanto possa andare veloce sui 100 metri, ma non avevo mai provato la velocità a confronto con uno squalo. È stato entusiasmante“.

Phelps non si è approcciato alla sfida solo da sportivo, ma anche da ‘nerd degli squali‘, termine con il quale ha lui stesso sottolineato il suo amore per queste splendide creature. “Sono un nerd degli squali, uno dei più grandi… Amo tanto i pesci e non ne sappiamo molto di quanto succede nel 70% del globo, qualcosa che mi affascina da sempre. – ha svelato il nuotatore – Non ho esitato quando ho ricevuto questa proposta di stare a contatto con gli squali: sono stato alle Maldive e mi sono trovato a nuotare a 10 piedi con uno squalo balena di 25 metri. Questa è stata solo la mia prima esperienza. Molta gente crede che sia impazzito (come la nuotatrice Sarah Sjostrom che ha ammesso che “lei non lo farebbe mai“, ndr). Io amo la vita e godo la vita al massimo. E intanto imparo. Ero sicuro in acqua. Vedere uno squalo martello nuotare sopra di me, a sei pollici o un piede dalla mia faccia, è qualcosa che non avrei mai pensato di riuscire a fare. Eppure sono riuscito a rimanere calmo. Alla fine avevo il più bel sorriso di sempre. Direi che entrambi siamo andati abbastanza velocemente, certo l’agilità e la linea retta tenuta da un pesce da 1900 chili sono fantastiche, io sono più lento… E poi l’enorme esplosività fuori dall’acqua: se avessi avuto sul blocco quella potenza, cavolo, avrei fatto cose ancora migliori in questi anni“.
Michael Phelps ha poi concluso con un pensiero rivolto alla salvaguardia degli squali, invitando le persone a non considerare una minaccia il loro semplice istinto di difesa del territorio, spesso messo a repentaglio dagli stessi uomini. “Il più grande squalo bianco che ho visto è stato proprio all’Isola di Guadalupe, lungo 20 metri, una femmina incinta. – ha raccontato – Era bello vederlo, come un essere umano che cerca di abituarsi al pancione. La loro vita quotidiana non è tanto diversa dalla nostra: vogliono vivere meglio e invece spesso li uccidono. Ero alle Bahamas da circa una settimana, ne ho visto uno appena ucciso, i suoi simili erano nei dintorni, hanno capito e sono andati via. Mi ha rotto il cuore, bisogna difendere la natura e non pensare che il primo obiettivo di uno squalo sia uccidere l’uomo. È sbagliato. Bisogna insegnare alla gente come comportarsi, e anche loro hanno fame. Noi siamo simili agli squali“.
See the Hilariously Dramatic Show: Michael Phelps vs a Great White Shark | https://t.co/cPyxjAQaZq
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