Federica Pellegrini, dalla pelle al cuore: “addio al nuoto? Non potevo chiudere la mia carriera con una sconfitta”

Federica Pellegrini, una lunghissima intervista ad una donna capace di reinventarsi ed una sportiva unica che darà ancora lustro all'Italia del nuoto

10 medaglie in 12 anni, è questo il palmares di Federica Pellegrini che a suon di trofei e record ha conquistato il mondo del nuoto e non solo. Una donna a 360° capace di essere forte, femminile, dura, vincente, caparbia. Una sportiva che tutti gli allenatori vorrebbero avere data la propensione al sacrificio. Un’italiana capace di portare l’Italia più volte sul tetto del mondo, amante del suo sport e della sua vita che odora di cloro. Donato Carrisi, scrittore, ha intervistato Federica Pellegrini per SportWeek. La Divina ha scelto lui per la lunga chiacchierata, non un nome a caso, ma quello dell’autore dei libri che la campionessa veneta ha letto ed amato. Nelle pagine del settimanale sportivo, L’infinita (così viene definita Federica sul giornale) incomincia parlando dello sport che le ha conquistato il cuore:

Il nuoto non è uno sport come il calcio o il tennis, dove parti già da una buona base di ‘’ricchezza’’. – afferma Federica Pellegrini – Il nuoto lo fai per passione, non certo per soldi. All’inizio è pura sofferenza, uno sport duro da allenare. A 16 anni non sai ancora dove puoi arrivare fai tutto senza pressioni. Il problema sorge quando così giovane vieni catapultata in un ambiente che non conosci. Molti sportivi si perdono quando conoscono il mondo fatato dei media. Anch’io ho vissuto un momento difficile ma sono tornata sui miei passi. Adesso le difficoltà che sono molto più grandi e devo fare i conti con il bilanciamento perfetto della mia vita anche fuori dal nuoto. Non ho più il recupero fisico dei 16 anni. Ci pensi, mi preparo quattro anni per un’Olimpiade e per una prestazione che dura solo 1’50’’. Se per caso la sera prima non stai bene, sai già che non sarai al meglio. E adesso mi confronto con le 18enni e 20enni. La mia gara può andare bene se sono al 100%. Quando ero più giovane potevo permettermi di essere 90%.

L’esordio in Nazionale coincide per Federica con quello alle Olimpiadi di Atene nel 2004, in cui la nuotatrice aveva solo 16 anni.

Era il mio esordio in Nazionale, ero la più piccola del team Italia che andava ad Atene. – racconta – Fine dall’anno prima di un’Olimpiade iniziano a trasmettere alla tv le pubblicità motivazionali sugli atleti olimpici. Ricordo che a dicembre i miei mi dicevano: “chissà se quattro anni ci sarai anche tu?”. Dopo appena tre mesi mi hanno convocato. Era già una sorpresa esserci, poi tornare con una medaglia…

Una vita sacrificata quella di Federica Pellegrini, che spesso oltre al nuoto riusciva a fare ben altro.

Devi prepararti ogni giorno, per 11 mesi l’anno, – spiega – come se fosse l’ultimo allenamento della tua vita. Non esistono feste quasi ogni domenica ci sono gare in giro per l’Italia. I momenti più difficili sono quelli che precedono l’attimo in cui metti il piede sul blocchetto di partenza. Somatizzi la tensione: hai l’impressione che ti facciano male le gambe, le braccia. Sono dinamiche difficili che negli anni impari a conoscere. E reagisci creando una bolla intorno a te in cui non senti altri che il tuo allenatore. Potrebbe caderti accanto un meteorite, non te ne accorgeresti.

Riavvolgendo il nastro fino all’ultimo oro ai Mondiali di Budapest, Federica racconta:

Nell’ultima gara di Budapest eravamo tutte e tre in linea ma tu puoi capire quello che stanno facendo solo le avversarie nelle corsie accanto alla tua. Insomma vedevo tanta schiuma e mi son detta: “è andata come è andata!”.

Dalle gioie ai dolori, come quello delle Olimpiadi di Rio de Janeiro, dove la Pellegrini annunciò il ritiro per poi ritrattare.

Non potevo smettere con un ricordo simile dopo anni di grandi soddisfazioni. – svela – E anche di grandi sconfitte, è lo sport. Ma non volevo perdere l’ultima gara della mia vita. E la mia scommessa non era su Tokyo ma sul Mondiale dell’anno dopo. Non era solo questione di riprovarci ma di resettare tutto, cancellare Rio, perchè di quella esperienza non mi doveva rimanere niente. Ho ripreso gli allenamenti a un mese esatto dai Giochi, dando il massimo ogni giorno fino all’agosto scorso, al Mondiale di Budapest. Aver vinto l’oro mi ha aiutato ad essere in pace con me stessa. Il percorso per Tokyo 2020 sarà diverso, avrò 32 anni, ma nei 200 stile libero era importante il Mondiale di quest’estate.

Nonostante l’amore che prova per il suo sport però c’è una cosa che Federica Pellegrini proprio non tollera. E non a caso è fuori dalla piscina.

Il momento che odio fortemente è quello in zona mista. Usciamo dalla vasca, prendiamo la nostra tutta e abbiamo lo schieramento dei giornalisti proprio lì davanti. Ho ancora il costume bagnato addosso e vorrei solo parlare con il mio allenatore. Invece questo impatto a caldo può risultare molto violento quando le cose vanno male. E sono loro che decidono sotto che luce farti apparire. Quindi devi cercare di mitigare le tue reazioni, anche se in quel momento è l’ultima cosa che vorresti fare, perchè sei incavolata nera. Sono stata catapultata in questo mondo da giovanissima ed ho preso tante scottature, sia dalle amicizie che lavorative. Ho davvero molta difficoltà ad aprirmi o mettermi nelle mani di qualcuno. Però ho una cerchia molto ristretta di persone a cui voglio bene che me ne vogliono indipendentemente da quello che faccio 1 minuto e 50 secondi prima.

Sul futuro dopo Tokyo 2020, Federica Pellegrini ammette:

Difficile immaginarmi ora al di fuori del mio ambiente. Da donna ci sono delle cose che vorrei fare, una famiglia. Ma non è il momento… anche perchè mi manca la materia prima! Sarei molto severa (come allenatrice, ndr). La mia scuola è stata quella vecchia del nuoto: massacro totale e solo i più forti sopravvivono. Ma quelli che ce la fanno vanno molto forte. Ora si sta perdendo la mentalità del sacrificio costante, della concentrazione e della disciplina. Regali? È un momento piacevole, non ho desideri particolari. Un proposito è che prima o poi vorrei imparare sto cavolo di inglese.