In quanti da bambini hanno risposto alla classica domanda ‘cosa vuoi fare da grande?’ con ‘il calciatore’? Sono tantissimi i piccoli appassionati che sognano un futuro con la maglia della propria squadra del cuore ma che poi, crescendo, sono costretti ad abbandonare la prospettiva di dedicare la loro vita al pallone. Qualcuno però, questo sogno ha trovato il modo di realizzarlo ugualmente, ma in maniera… virtuale. Stiamo parlando di Daniele Paolucci, meglio conosciuto come IcePrinsipe, uno dei migliori talenti di Fifa che il panorama europeo e italiano possa offrire. Daniele ha un passato negli allievi della Roma che ha giocato ineieme a Lorenzo Pellegrini: ma se il secondo in Serie A ci è arrivato, Daniele si è costruito una carriera da videogiocatore professionista, diventando Campione Europeo nel 2017. Ai microfoni della Rosea ‘IcePrinsipe’ ha raccontato come ha iniziato:
“ho iniziato con Fifa 15, circa due anni e mezzo fa. Giocavo online e incontrai un vecchio campione. Abbiamo iniziato a giocare insieme, a chiacchierare, mi diceva che avevo la stoffa. Mi spingeva ad allenarmi e a fare tanti tornei. La passione l’ho sempre avuta, ma prima era per divertimento. Da lì in poi è diventata per vincere. Io lo faccio per lavoro, ci campo. Però il passaggio da buon giocatore a giocatore di alto livello è tosto, non tutti ce la fanno. E non basta provarci in Italia, devi vincere anche all’estero. Io sono stato fortunato, ho fatto il salto al momento giusto, il trionfo all’Europeo mi ha aperto tante porte”
Daniele ha quindi trasformato la sua passione in un vero e proprio lavoro, un concetto che legato ai videogame, in Italia si fa fatica ad associare. Un po’ come il binomio videogame e sport. I videogiocatori possono essere considerati dei veri e propri atleti?
“Non lo so. Ma se gli scacchi, per esempio, sono uno sport non vedo perché non possa esserlo un videogame. Anche lì è questione di testa, poi vedi un pro di eSports che fa tanti di quei movimenti che manco te ne accorgi (oltre 400 al minuto, ndr) e capisci che delle capacità fisiche servono. Conta essere in forma, è uno sport di concentrazione e testa, avere un fisico allenato ti fa funzionare anche la mente in maniera più veloce. Io faccio palestra 3-4 volte a settimana. La mattina curo i canali social, faccio video per Youtube. Di pomeriggio palestra, la sera mi alleno con altri pro, organizziamo partite. Sotto torneo ci dò dentro di più, ma dipende dalla voglia: allenarsi senza essere concentrati è una perdita di tempo”
Possiamo dire che dunque sia una questione di ‘arretratezza’ non solo sotto il profilo della chiusura mentale, ma anche sotto quello che riguarda puramente i mezzi e la tecnologia. L’Italia (che nel calcio reale non andrà in Russia) dei videogiochi porterà ai Mondiali di Fifa solo 2 giocatori, contro la dozzina di Paesi con un cultura eSportiva più sviluppata come Francia o Germania:
“in Italia non siamo messi male, abbiamo tanti player bravi. Ma non siamo ancora a livello di certi paesi: quest’anno per la prima volta ci siamo qualificati in 2 (lui e Fabio Denuzzo, ndr), potenze come Francia o Germania ne portano 10-15. Cosa ci manca ancora? Innanzitutto la connessione. Le qualifiche sono online, giochiamo con gente che ha 4-500 mega e noi sì e no arriviamo a 50. Poi il boom da noi c’è adesso: tanti iniziano a giocare ad alto livello, prima lo facevano per perdere tempo. Il fatto che oggi può diventare un lavoro lo fa prendere un po’ più seriamente”
Infine qualcosa di più tecnico. Qual è la strategia che IcePrinsipe usa in game e quali sono i giocatori ideali per l’Ultimate Team, una modalità che permette al giocatori di comporre una squadra inserendo, a piacimento, i migliori calciatori di tutti i campionati europei, comprese le leggende del passato:
“possesso palla, difesa bassa, faccio io la partita e provo a verticalizzare. Ma ogni anno il gioco cambia e devi adattarti: in Fifa 18 non è come in Fifa 17. Vado con un 4-2-3-1, in porta De Gea. A sinistra in difesa Bale, la posizione che aveva nel Tottenham: veloce e fisico. Ferdinand e Desailly in mezzo, con Ramos non mi ci trovo. A destra Vrsaljko: non lo usano in molti, ma è tecnico e si fa rispettare. In mediana Kanté e Vieira, tosti ma bravi a tenere palla. Davanti Ronaldo il Fenomeno. Poi CR7, Henry e Neymar, che quest’anno preferisco a Messi, lo vedo più rapido”
