E’ un periodo insolito in casa Nadal, dal momento che il 34° compleanno di Rafa non si festeggia a Parigi come ogni anno con il trofeo del Roland Garros in mano.
Il Coronavirus ha spezzato questo incantesimo, rimandando il torneo a dopo l’estate quando l’emergenza si sarà attenuata. In attesa di rivedere lo spagnolo in campo, lo zio Toni ha svelato come il nipote si stia allenando per tornare in campo più in forma di prima: “strano rimanere a casa in questo periodo, è tutto un po’ strano soprattutto per quello che il mondo sta vivendo. Non ne abbiamo parlato molto con Rafa, ci siamo confrontati di più sull’Accademia, sui ragazzi che erano rimasti bloccati durante l’isolamento. Si è preoccupato che tutti passassero quelle settimane al massimo della sicurezza, senza troppe ripercussioni sul piano emotivo, lontani dalle famiglie. Di certo, però, più che l’allenamento, gli mancano le partite. E’ un lottatore nato, ma come lui tutti i gli sportivi soffrono a non potersi affrontare. La competizione è la sua benzina“.

Parlando del futuro, Toni Nadal si è soffermato sulla longevità del nipote: “se il corpo e la salute lo assisteranno, penso che abbia ancora almeno tre o quattro anni davanti. Chissà, magari anche di più, perché questo 2020 gli sta permettendo di rallentare e non forzare il fisico. I giocatori più ‘anziani’ saranno quelli che trarranno più beneficio da questo periodo, anche Federer e Djokovic. Se sommiamo l’esperienza, al tempo che hanno avuto per rimettersi in sesto, penso che saranno loro quelli con più chance di vittoria quando la stagione ripartirà“.
In tema di record, lo zio di Nadal ha ammesso: “penso che sia Rafael che Djokovic potranno sorpassare Roger nel numero di Slam vinti. L’età è dalla loro parte, anche se ci sono tanti giovani forti che stanno facendo esperienza e diventano ogni anno più pericolosi. Se Rafael dovesse vincere a Parigi quest’anno arriverà a quota venti come lo svizzero, poi si vedrà. Djokovic? Per Rafa è l’avversario più ostico. Perché anche se giochi bene, non sai mai come e quando poterlo attaccare, non ti lascia uno spazio per infilarti. Invece con Federer, per quanto sia un fenomeno, avevamo una tattica più chiara, ci dava più possibilità per colpirlo“.
