Dalla Mongolia fino a Panama, tutto per una panchina rifiutata in B: Giacomo Ratto, il portiere giramondo

Dopo aver rifiutato la panchina in Serie B per stare vicino alla propria ragazza, Giacomo Ratto ha iniziato un lungo viaggio che lo ha portato in giro per il mondo

Giramondo in campionati semi sconosciuti e categorie basse, da Malta fino a Panama, passando per Nicaragua, Fiji, Svizzera, Mongolia, Zimbabwe, Grecia e ora l’Islanda, dove gli otto gradi di ieri sono già un sollievo.

Si chiama Giacomo Ratto e di professione fa il calciatore, portiere per l’esattezza, ruolo delicato che gli ha regalato in carriera parecchie soddisfazioni. La sua carriera lo ha portato adesso nel profondo nord Europa, dove prosegue la sua avventura alternativa nel mondo del calcio: “l’Islanda è un luogo complicato, gioco nella formazione di un paesino di 3.000 abitanti, Ísafjarðarbær, a 400 km da Reykjavik; qui è un attimo passare dalla neve, al sole, fino alla pioggia” le parole di Ratto al Fatto Quotidiano. “Nel 2002 giocavo in una squadra di dilettanti, non ero male, ed ero seguito da un bravo preparatore che mi filmava per poi correggere gli errori. Un giorno mi riguardo, mi illumino, monto una serie di immagini e creo un video da spedire alle formazioni. In Italia nessuno spazio? La mia chance l’ho persa quando ho rifiutato una panchina di Serie B. Perché? Non volevo allontanarmi dalla mia ragazza d’allora, ma a 21 anni evitare le stupidaggini è quasi un colpo di fortuna. E poi sono alto un metro e 80, mi mancano cinque centimetri fondamentali“. Da quel momento in poi è cominciato il suo lungo viaggio che lo ha arricchito non economicamente, bensì umanamente: “quando scopri posti differenti dalla tua immaginazione, non puoi più fermarti: la fascinazione diventa necessità. Quanto voglio andare avanti? Fino a 38 anni, poi vorrei allenare. Sempre in giro. Lo so, non diventerò mai ricco, uno con certezze e conto in banca, però sono contento, e con un bagaglio di esperienze umane che non si possono valutare secondo i comuni parametri economici“.