Stephanie Labbè, il portiere del Canada femminile che ha giocato con gli uomini: quando la parità dei sessi si dimostra sul campo

Il Mondiale di calcio femminile ci regala la splendida storia di Stephanie Labbè, il portiere del Canada femminile che ha giocato in una squadra maschile, mostrando come le differenze di genere siano solo negli occhi di chi guarda

Iniziati i Mondiali di calcio femminile, uno degli argomenti di discussione più gettonati è sicuramente quello della parità dei sessi nel mondo del pallone. Il molti Paesi, Italia compresa, il calcio femminile è indietro anni luce ad altre realtà nord europee o americane, le giocatrici non godono della stessa popolarità e degli stessi stipendi dei colleghi maschi, sono spesso costrette a fare un secondo lavoro, vivono una realtà amatoriale nonostante vestano le stesse, gloriose, maglie delle grandi squadre degli uomini.

LaPresse/XinHua

Se le emozioni regalate dalla doppietta di Barbara Bonansea nella vittoria in rimonta delle azzurre contro l’Australia non è bastata a convincervi, vi regaliamo una storia particolare che dimostra come le differenze di genere siano solo negli occhi di chi guarda (e giudica). La protagonista è Stephanie Labbè, portiere che difenderà la porta del Canada nella sua terza Coppa del Mondo. La 32enne nativa di Edmontont, ha ‘sfidato’ il calcio maschile, misurandosi alla pari con i colleghi del sesso opposto.

Nel 2018, con ancora negli occhi il ricordo del bronzo vinto alle Olimpiadi di Rio 2016, Stephanie aveva bisogno di nuovi stimoli per la sua carriera e, decidendo di combattere in prima linea i pregiudizi del calcio femminile, ha deciso di mostrare come una donna possa giocare allo stesso livello degli uomini. Dopo diverse proposte bocciate con superficialità, l’allenatore del Calgary (squadra di 4ª serie canadese) ha deciso di darle una chance. L’inizio non è stato semplice, Stephanie non ne fa mistero in una lettera scritta a ‘The Players Tribune’ nella quale spiega: “non credevo di essere in grado di sopportare il volume di allenamento dei maschi“.

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Dopo tanto lavoro, preparazione fisica e la ferrea volontà di non arrendersi, Stephanie si è guadagnata stima di compagni e allenatore, pronto a farla esordire in campionato. Il regolamento della lega canadese però parla chiaro: possono giocare solo gli uomini. “È stato difficile, naturalmente, perchè mi è stato detto che non potevo giocare a causa di qualcosa che non posso assolutamente controllare. Non potevo andare a casa, lavorarci sopra e cambiare le cose, perché il mio genere è il mio genere“, ha spiegato Labbè ad AFP. Del resto, lei si è voluta misurare con gli uomini senza modificare la sua natura di donna, è stata questa la sfida più grande.

Le sue soddisfazioni Labbè è riuscita a togliersele comunque nel calcio femminile, ripartendo poi dal campionato svedese e da quello statunitense, fino a guadagnarsi la convocazione per il Mondiale francese. Al passato Stephanie guarda senza delusione: “aver dimostrato di poter giocare a quel livello e sostenere un allenamento è stato molto importante per la fiducia. Mi considero fonte di ispirazione per le giovani donne di tutto il mondo, alle quali dico: ‘non vi ponete limiti a causa del vostro genere o dei regolamenti‘. C’è ancora molta strada da fare… Avremo compiuto dei buoni progressi solo quando smetteremo di distinguere tra sportivi uomini e donne e quando saremo semplicemente considerate dei professionisti“.