Addio a Sergio Marchionne: la Fiat, FCA e 14 anni di rivoluzioni

Sergio Marchionne ci lascia una pesante eredità fatta di sogni, duro lavoro e incredibili obiettivi realizzati

Sergio Marchionne è stato al timone di Fiat – diventata in seguito FCA – durante gli ultimi 14 anni, trasformando il Gruppo automobilistico italiano in un colosso internazionale capace di combattere ad armi pari con i maggiori competitor nel campo. Marchionne divenne amministratore delegato di Fiat nel 2004, subito dopo la morte di Umberto Agnelli. Proprio quest’ultimo fu il primo a vedere nel manager abruzzese le incredibili qualità di un “capitano” in grado di spingere in un porto sicuro la Casa automobilistica torinese.

Trasferitosi in Canada dopo la pensione del padre, ex Maresciallo dei Carabinieri, Marchionne conseguì 3 lauree (Filosofia, Economia, Giurisprudenza) e un master in Business Administration. Dopo aver seguito numerose e differenti carriere, scelse la finanza che lo portò dopo un lungo cammino nel mondo delle automobili. Dopo aver guidato l’azienda svizzera Sgs dal 2002, Marchionne venne presentato come CEO di Fiat nel 2004, affiancato dal Presidente Luca Cordero di Montezemolo e dal vicepresidente John Elkann. Da lì inizio la veloce ascesa di Fiat e di Marchionne grazie ad una ricetta semplice, ma vincente: duro lavoro di squadra, nessun interesse politico e niente polemiche.

Gian Mattia D’Alberto

All’inizio di quel periodo, Fiat si trovava sull’orlo del fallimento a causa di un pesante debito con le banche che rischiava di affossare per sempre le sorti dell’azienda, ma ad un certo punto le cose cambiarono completamente per poi volgere al meglio. I primi 60 giorno di Marchionne furono esplorativi, dopo aver visto le condizioni in cui versava la Fiat, i suoi stabilimenti e i suoi operai, il manager italo-canadese cambiò tutto. Grazie ad alcune indovinate mosse di alta finanza, unite alla ripresa delle vendite in Europa e all’ottimo andamento commerciale sul mercato Brasiliano, Fiat vantò una crescita esponenziale in termini di redditività e di bilancio fino al 2010.

La vera svolta arrivò però con l’acquisizione del Gruppo americano Chrysler, fallito durante la crisi del 2008. Marchionne credeva infatti che solo i grandi Gruppi sarebbero sopravvissuti in quel periodo, quindi era necessario creare un colosso in grado di competere nei vari mercati internazionali. Il 20 gennaio 2009 la Fiat siglò un accordo con il nuovo Presidente degli USA, Obama, acquisendo prima il 20% della Chrysler per poi passare alla fusione che portò alla nascita del Gruppo FCA (Fiat Chrysler Automobiles).

Un’altra rivoluzione firmata Marchionne fu la rottura di Confindustria che cambiò il rapporto con i sindacati, chiedendo a questi ultimi una serie di concessioni come condizione per tornare ad investire nelle fabbriche, prima fra tutte Pomigliano dove verrà realizzata la nuova Panda. Marchionne lasciò il segno anche nel motorsport, quando subentrò come Presidente della Ferrari al posto di Montezemelo, risollevando anche la Scuderia di Maranello che proprio quest’anno è riuscita a ritornare a lottare per il Titolo mondiale. Marchionne lascia il Gruppo FCA con una scia di incredibili successi, riassumibili con l’indebitamento netto industriale azzerato la fine dello scorso giugno e con un piano industriale 2018-2022 coraggioso, ricco di nuovi modelli e soprattutto basato su due principali cardini ecosostenibili, l’elettrificazione e l’addio al diesel.