A cuore aperto, Monchi si racconta in una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport nel corso della quale si scopre un personaggio davvero sui generis (ma in senso positivo). Schietto, preparato, diretto: il nuovo direttore sportivo della Roma affronta diversi temi, iniziando dal rapporto con Francesco Totti:
“Con lui ho un rapporto che all’inizio non avrei mai immaginato potesse essere così stretto, soprattutto considerando che non sono venuto a regalargli una macchina ma a dirgli “arrivederci e grazie”. Poteva succedere di tutto, è andata benissimo. E ha fatto più lui di me. Dall’1 al 10 alla nostra relazione do un 11. Ho trovato una persona vicina, affettuosa. Dopo 27 anni sulla stessa strada non è facile cambiarla. Il club è stato intelligente nel dargli spazio e tempo necessari. Totti poteva impuntarsi, invece ha capito e accettato”.

Monchi parla di scudetto, svelando alcuni retroscena relativi al calciomercato estivo, quello che ha pprtato tra gli altri a Roma anche Schick, strappato ad una nutritissima concorrenza. Queste le parole del direttore sportivo giallorosso alla Gazzetta dello Sport:
“Credere allo Scudetto? Se non gli dai la carota l’asino non si muove. Perché non si può parlare di scudetto? Non siamo i favoriti, ma abbiamo il dovere di provarci. Siamo partiti in svantaggio ma pian piano stiamo arrivando al livello di Napoli, Juve e Inter. Siamo in costruzione, ma alla fine dell’opera l’edificio sarà bello.I tifosi ci devono seguire, ma lo faranno solo se otterremo dei risultati: non vanno allo stadio per applaudire un bilancio. Se chiudo con un attivo di 45 milioni ma non ho vinto nulla, il tifoso non è contento. E io sono qui per vincere, non voglio vendere fumo. Schick? Volevamo un esterno mancino per sostituire Salah. Abbiamo puntato tutto su Mahrez, che non è venuto perché non lo volevano vendere. Non era una scusa mia, hanno detto no anche al Barcellona. Saltato Mahrez ci siamo detti: “Meglio prendere un esterno mancino a qualsiasi costo, anche se non siamo convinti e abbiamo soluzioni interne, o provare a prendere Schick che non è il profilo esatto che cerchiamo ma è un investimento per il club?. Rinunciare a Schick per mere questioni tattiche sarebbe stato un errore. Un ds deve essere a metà tra tecnico e club”.
