Roberto Mancini secondo mamma Marianna. Il nuovo Ct della Nazionale italiana raccontato dalla donna che lo conosce meglio e che ha rivelato gli episodi più simpatici della sua infanzia al Corriere della Sera. “Molto bello e molto discolo – ha detto la signora Marianna – era iperattivo, trovava sempre qualcosa da fare e un modo per farsi male. Si stava rincorrendo intorno al tavolo della cucina con la sorella Stefania, più piccola di diciotto mesi. A un certo punto cade e si rompe il polso: sessanta giorni di gesso, perché i primi trenta non lo avevano rimesso a posto. Poco dopo ne combina un’altra. Io ero a letto con la febbre e gli avevo sequestrato la bicicletta perché correva come un pazzo. Suo padre va in giardino a fare dei lavori e Roberto lo segue, prende una bici senza freni abbandonata su un muretto lì fuori, la inforca, va sulla strada e finisce dritto dritto nella bottega di un sarto, dove si taglia con un perno: gli mettono i punti sotto il naso e il mento. Che dovevo fargli? Mi ha chiesto subito scusa…. Mentre una signora stava stendendo i panni all’aperto, lui prese dal cartone del detersivo una manciata di polvere e la sparse sul prato. La donna fece finta di rincorrerlo per spaventarlo, lui scappò, cadde e si riaprì tutti i punti… Aveva quel sorriso smagliante da monello che ti ammaliava. Come facevi a restare arrabbiata? E così, neppure quella volta che appena quindicenne rubò la sua Audi nuova e si schiantò contro un albero, riuscì a punirlo. Eravamo in vacanza a Senigallia. Dico a mio marito: ma guarda quello, ha la macchina uguale alla mia. E lui: non è uguale, è la tua! E vediamo in diretta l’incidente, Roberto che viene fuori terrorizzato, ma al tempo stesso ridendo a crepapelle…”.

Poi mamma Marianna racconta i particolari del parto in cui 54 anni fa rischiarono entrambi la vita. “Abbiamo rischiato di morire tutti e due, pesava cinque chili e cento: fortuna che un professore bravissimo lo mise subito sotto l’acqua, gli diede delle botte e lui si riprese. È stato il primo maschio dopo la nascita di venticinque femmine, la luna era cambiata proprio quella notte. Ne parlò anche la radio”, ha raccontato la donna. “Gli bastava un panino con prosciutto per essere felice – ha continuato Marianna, che ha anche raccontato la passione per il calcio di Roberto – Si mise a giocare pure il giorno della prima comunione. Appena uscito dalla chiesa si accorse che nel campetto dell’oratorio la sua squadra stava perdendo, allora si tolse la tunica bianca, entrò e segnò. Il letto la mattina? No, mica se lo faceva…. Va matto per i tortellini in brodo: prima li preparavo io, adesso li prendo da una signora bravissima, alla Locanda delle Poste. Il tiramisù con la mia correzione: lo faccio con i Pavesini e mentre sbatto i tuorli d’uovo aggiungo un cucchiaio di caffè in polvere, per togliere il senso di grasso del mascarpone. E poi adora i miei cannelloni al forno con la carne, il coniglio arrosto con le patate e il ciambellone”.
“Con Aldo, mio marito, partivamo in macchina. A Genova, quando i tifosi mi vedevano, dicevano: “C’è la mamma del Mancio, oggi si vince!”. – ha aggiunto la madre di Roberto Mancini – Ma anche da allenatore abbiamo cercato di seguirlo. Quando ha vinto la Premier League con il Manchester City c’eravamo anche noi, in tribuna con il principe (Mansur bin Zayd Al Nahyan, ndr)”.
Infine la mamma ha riferito: “ha preso più da me, sicuro. Ma a livello sportivo più dal padre, Aldo: era campione di mezzofondo, sa? Ha vinto tante medaglie. Oggi dirige una scuola calcio di 300 allievi”. Infine, la signora Marianna racconta quando Mancini fu spedito in Usa dopo una serata di bagordi in Nazionale: “lui era il più piccolo, non sapeva che bisognava chiedere il permesso. Cabrini e gli altri lo invitarono e lui andò. Bearzot non se ne sarebbe mai accorto se qualcuno non avesse fatto la spia… Dopo, Vicini lo convocò ai Mondiali in casa, ma non lo fece mai giocare. Peggio per loro: con Roberto avrebbero vinto”.

