La ‘Divin sentenza’, Baggio duro: “vedo ex colleghi in tv che sentenziano da prof, ma non sapevano fare 3 palleggi con le mani”

Roberto Baggio ha rotto il suo silenzio ed è tornato a parlare del suo passato e del presente del calcio italiano, esprimendo forti giudizi

Si espone di rado, ma quando Roberto Baggio prende la parola regala sempre titoli a effetto. Il Divin Codino ha rotto il suo silenzio parlando del calcio moderno e rispolverando vecchi ricordi, rimasti indelebili nel suo cuore ma soprattutto nella sua mente.

Mahrez
Foto di Peter Powell / Ansa

La piega che ha preso il movimento calcistico non piace affatto all’ex Milan, Inter e Juventus a maggior ragione adesso con l’assenza del pubblico: “non guardo le partite, non mi divertono quasi mai. Il calcio senza pubblico è tristissimo, mi fa piangere. Mi dette disagio dare giudizi sugli altri, non vado in tv. Vedo colleghi che sentenziano da professori, ma me li ricordo incapaci di fare tre palleggi con le mani. Mi piace il calcio femminile. Il golf mi annoia, preferisco il basket e tifo per i Los Angeles Lakers.

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L’addio al calcio

Ibrahimovic
Foto di Matteo Bazzi / Ansa

Sono passati 17 anni da quando Roberto Baggio ha dato l’addio al calcio, una scelta obbligata considerando le sue precarie condizioni fisiche: “lasciare il calcio mi ha ridato vita e ossigeno. Stavo soffocando, troppo dolore fisico. Quando da Brescia rientravo a casa non riuscivo ad uscire dall’auto e chiamavo mia moglie che mi aiutava ad aggrapparmi al letto. Ora faccio la cosa più bella, sono a contatto con la natura” le parole di Baggio a ‘La Repubblica’. “Spacco la legna, uso il trattore e la sera sono così stanco che mi gira la testa. ​Totti? Non voleva smettere, io non vedevo l’ora. Ibrahimovic è della stessa pasta di Francesco“.

Il rigore di USA ’94

Tra i ricordi più brutti c’è il rigore sbagliato in finale a USA ’94, un colpo al cuore per Roberto Baggio: “ancora non mi perdono il rigore sbagliato nella finale del Mondiale di USA ’94 contro il Brasile. Non c’è religione che tenga, quel giorno avrei potuto uccidermi e non avrei sentito niente. Arrigo Sacchi? Non mi portò agli Europei del 1996 per dimostrare che gli schemi sono più importanti dei giocatori: non è arrivato ai quarti di finale… Non ce l’ho con gli allenatori, ma l’unico con cui mi sono trovato bene è Carletto Mazzone: un uomo libero e realizzato che non si metteva in competizione con i calciatori“.