Marieke Vervoort sta ancora considerando l’ipotesi dell’eutanasia ma non ha intenzione di procedere subito dopo le Paralimpiadi di Rio de Janeiro.

A chiarirlo è la stessa 37enne belga, argento in Brasile nei 400 metri T52 e che nei giorni scorsi ha fatto parlare di sé per la scelta fatta nel 2008, quando ha firmato tutti i documenti necessari per procedere alla ‘morte dolce’, legale nel suo Paese. Stando alla stampa belga, la Vervoort avrebbe deciso di mettere fine alla sua vita, a causa delle sofferenze legate alla sua grave malattia neurodegenerativa, subito dopo Rio ma la diretta interessata prova a spiegare che le cose non stanno così. “Quei documenti sono sempre nelle mie mani ma mi sto godendo ogni piccolo momento della mia vita – ha spiegato nella notte italiana – quando arriverà il momento, quando i giorni brutti saranno più dei giorni belli, allora riprenderò in mano quei fogli ma quel momento non è ancora giunto“. Avere però la scelta di poter mettere fine alla sua vita è un sollievo per lei e spera che in altri Paesi l’eutanasia diventi legale. “Senza quei documenti, mi sarei già suicidata e invece sono ancora viva – confessa – Pratiche come l’eutanasia fanno sì che la gente viva più a lungo. Non è che se firmi, allora devi morire due settimane dopo. Quei fogli li ho firmati nel 2008, siamo nel 2016 e ho appena vinto un argento. Adesso non ho più paura di morire, l’eutanasia è qualcosa che ti permette di andare a dormire e non svegliarti più, ti dà l’idea che la morte sarà serena e io non voglio soffrire quando morirò. Se ho firmato quei fogli è perchè era dura gestire la malattia ma il sapere di avere questa possibilità mi ha dato sollievo“. (ITALPRESS).
