L’Africa perde i suoi leoni! Grandi mezzi fisici ma potenziale inespresso: nessuna africana agli ottavi del Mondiale, non accadeva dal 1986

Il lento declino del calcio africano: dalle big che non si qualificano alle difficoltà tattiche. Mezzi fisici e potenziale enorme, ma agli ottavi del Mondiale l'Africa non porta nessuna squadra

Il Senegal sembrava poter scongiurare tale ipotesi, ma dopo il clamoroso epilogo legato al ‘coefficiente fair play‘ anche i Leoni della Teranga sono stati costretti ad abbandonare Russia 2018. Adesso è dunque ufficiale: l’Africa non ha nemmeno una squadra agli ottavi di un Mondiale. Non accadeva dal 1986, da quando sono stati introdotti gli ottavi di finale, possiamo dire dunque che è una triste prima volta storica.

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Squilla più di un campanello d’allarme. Se in passato i giocatori africani erano simbolo di fisici imponenti e grande forza muscolare, nella maggior parte dei casi ‘sproporzionata’ in confronto alle abilità tecniche, attualmente diverse squadre africane possono vantare talenti eccezionali. Citando ancora una volta il Sengal basta nominare i 3 d’attacco, Niang, Keita e soprattutto Manè, giocatori agili e veloci, con un buon dribbling e una discreta esperienza europea. Non vanno dimenticati anche l’Egitto di Salah, la Nigeria di Musa e il Marcocco di Ziyech e Belhanda.

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Qual è dunque il problema? Le principali difficoltà potrebbero essere ricercate nella parte tattica. Le squadre africane porvano sempre a giocare un calcio offensivo, anche a costo di concedere qualche occasione di troppo agli avversari, ma spesso risultano disunite in campo. Tanti campioni, abituati a giocare nei top club europei, ma che poi una volta arrivati in nazionale fanno fatica ad entrare in schemi ben diversi da quelli dei propri club.

Senza contare il mancato ricambio generazionale nelle big storiche. Non è una casualità se mancano da Russia 2018 la Costa D’Avorio, orfana della generazione d’oro dei vari Drogba, Toure, Gervinho; il Camerun che dai tempi di Roger Milla a quelli di Eto’o ha sempre giocato con orgoglio; il Ghana e le sue Black Stars, con tanti campionati prelevati in passato anche dal campionato italiano.

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Non va trascurata infine un’arretratezza del sistema calcio africano, incapace di creare delle realtà in grado di formare e valorizzare dei talenti sul proprio territorio. Il divario con l’Europa e il Sudamerica, ma anche con le nuove realtà del calcio in evoluzione, come quelle asiatiche o americane, sembra incolmabile. La speranza è che in futuro, con una maggiore consapevolezza dei propri mezzi ed un miglioramento tecnico e tattico che parta dalle federazioni e termini sulle panchine di ogni squadra, il calcio africano possa tornare a far splendere quello splendido tripudio di colori sugli spalti e quel contagioso sorriso sul volto di ogni tifoso. Almeno quello, non va mai via.