MotoGp – Caso Ducati, Massimo Rivola durissimo: “ecco cosa si sono inventati in appello”

L'amministratore delegato dell'Aprilia è tornato a parlare del caso Ducati, scagliandosi principalmente contro il regolamento e la FIM

Il caso Ducati continua a fa discutere anche in Argentina, sede del secondo appuntamento del Mondiale di MotoGp. Massimo Rivola si è soffermato nuovamente sulla decisione della Corte d’Appello della FIM di considerare legale lo spoiler utilizzato da Dovizioso, Petrucci e Miller in Qatar, utilizzando parole alquanto dure.

Intervenuto ai microfoni di Sky Sport MotoGp, l’amministratore delegato dell’Aprilia si è così espresso: “non è nostra intenzione fare un terzo grado di appello, la nostra azione non aveva la Ducati come obiettivo, ma era tesa a dimostrare la debolezza di come sono scritte e controllate le regole. Su questo c’è molto da riflettere, il fatto che ci siano state quattro Case che si sono schierate, è una testimonianza di questa debolezza. Non entro nel merito di come sia andato l’appello, il direttore tecnico della FIM non è stato però troppo coerente. Si è parlato di una funzione principale, ma il regolamento non parla di una funzione principale, è stata una cosa inventata nel secondo grado d’appello. Ma ripeto, va bene così. Il messaggio credo sia chiaro, il pezzo è pronto per andare in moto. In caso la Honda lo montasse e dicesse che fa carico aerodinamico, la FIM non potrebbe non farglielo montare”.

dovizioso
AFP/LaPresse

Rivola poi ha proseguito: “il nostro gesto ha passato la palla ai poteri più forti, noi siamo a disposizione per proporre delle soluzioni. Io posso portare la mia esperienza della F1 per migliorare questo sport, il campanello d’allarme è sul tema aerodinamico. Credo che le regole e il principio per il quale sono state scritte, non vogliano aprire la porta allo sviluppo aerodinamico molto forzato. Poi onestamente più o meno belle le idee le abbiamo tutti, è una questione di filosofia di come interpretare i regolamenti. Io credo che non sia la direzione giusta, ma non spetta a me dirlo“.

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