Morte George Floyd, Hamilton durissimo sui social: “la Formula 1 sta zitta davanti a questa ingiustizia”

Il pilota della Mercedes ha espresso il proprio disappunto per il comportamento della Formula 1, non intervenuta nella questione George Floyd

La morte di George Floyd ha toccato duramente Lewis Hamilton, immediatamente sceso in campo per difendere non solo la memoria dello sfortunato afroamericano ucciso dalla polizia di Minneapolis, ma anche per combattere la discriminazione razziale.

Hamilton
Charles Coates/Getty Images

Con un durissimo post su Instagram, il pilota della Mercedes se l’è presa anche con la Formula 1, colpevole di non essere intervenuta in questa situazione: “vedo quelli di voi che stanno zitti, alcuni di voi sono le star più grandi eppure state zitti in mezzo all’ingiustizia. Nessun segno da alcuno nel mio settore che ovviamente è uno sport dominato dai bianchi: io sono una delle uniche persone nere lì, ma sono solo. Avrei pensato che qualcuno volesse vedere perché questo accade e dire qualcosa al riguardo, ma non puoi stare al nostro fianco. So solo chi sei e ti vedo. Non può esserci pace finché i nostri cosiddetti leader non cambiano. Questa non è solo l’America: è il Regno Unito, la Spagna, l’Italia e dappertutto: devono cambiare la maniera in cui vengono trattate le minoranze e il modo in cui educate le persone dei vostri Paesi su uguaglianza, razzismo, classismo. Siamo nati tutti uguali, non siamo nati con il razzismo e l’odio nei nostri cuori, è insegnato da coloro che guardiamo“.

Lewis Hamilton
Clive Mason/Getty Images

Infine, Hamilton ha chiosato: “voglio davvero, in qualche modo, far parte del cambio di forma della F.1, lavorando in collaborazione con la F.1 e la Fia. Non so perché non ci siano abbastanza studenti universitari, ingegneri, meccanici e nemmeno operatori dei media provenienti da contesti più diversi: è sempre stato così come è oggi, ma vedo una reale opportunità di far parte del cambiamento di forma. Quindi, tra 20 anni, voglio guardarmi indietro e sentir dire, se mai sentissi qualcuno sussurrare, che facevo parte del cambiamento“.