Morte Astori – Sconcerti e il Ciclismo, quelle parole mal interpretate da un pubblico sempre più superficiale

La lettera di Mario Sconcerti al Presidente Di Rocco dopo le dichiarazioni di ieri durante la puntata di 90° Minuto

Impossibile non parlare ancora, ancora e ancora di Davide Astori, il capitano della Fiorentina trovato morto ieri nella sua camera d’albergo. Il 31enne calciatore italiano è deceduto probabilmente a causa di un arresto cardiocircolatorio per cause naturali, ma sarà solo l’autopsia, che sarà effettuata domani, a fare chiarezza sui motivi della sua morte. Intanto su social, giornali e televisioni non si fa altro che parlare del calciatore, amato e ben voluto da tutti e a volte capita di incappare in qualche ‘gaffe’, o meglio in qualche dichiarazione male interpretata, che costringe poi il diretto interessato a dover fare delle precisazioni. E’ accaduto a Mario Sconcerti, il giornalista e scrittore ha espresso questo pensiero durante la puntata di ieri di 90° Minuto:

“quando sei a letto, la notte è il tuo momento di certezza non puoi fare niente più di così per evitare la morte, sei a letto, se una persona giovane. Morire sul campo è successo, ne ho visti, ho visto incontri di pugilato, ho visto corse ciclistiche, il ciclismo è sempre stata una cosa ulteriore perché non sempre era tutto naturale, ma morire a letto, un giocatore che muore mentre dorme, francamente è un tradimento doppio, non te l’aspetti, è una cosa quasi innaturale.

Nulla di male, ovviamente. Ma in questo mondo sempre più superficiale non si fa altro che puntare il dito contro tutto e tutti, senza soffermarsi al reale significato delle parole che vengono dette. Il web e tanti appassionati di ciclismo si sono accaniti contro Sconcerti, che non aveva alcuna intenzione di screditare il mondo a due ruote, da lui tanto amato e apprezzato. Il giornalista si è dunque sentito in dovere di scrivere al Presidente della Federazione italiana ciclismo, Renato di Rocco, per un chiarimento, nel quale esalta l’affascinante sport a due ruote:

“caro Presidente, amici comuni mi dicono che durante Novantesimo minuto di ieri avrei offeso la memoria del ciclismo quando parlando della morte di Davide Astori avrei detto che non era una morte da ciclismo. Ricordo di aver usato questa specie di paragone, ma non con un intento offensivo. Nè vedo perché avrei dovuto farlo. Tu sai l’amore che porto a uno sport che ha contribuito tanto alla mia storia professionale. E dove ancora oggi ho tanti amici e ricordi. La differenza che intendevo è che Astori è morto a letto, nel sonno, non aveva fatto i durissimi sforzi atletici che si fanno nel ciclismo e che a volte hanno portato a incidenti gravi. Non volevo certo fare una gerarchia della morte nello sport. Nè offendere qualcuno, non sarebbe stata nemmeno la trasmissione giusta per farlo. Nè mi va mai di offendere qualcuno in generale. Se non mi sono fatto capire mi dispiace, è colpa mia. Ma non mi ritrovo in qualcosa che mi mette contro un mondo che è stato e resta una parte importante di me. A presto e con l’affetto di sempre”.