Per decenni l’auto del dirigente italiano è stata una berlina scura e lunga. Doveva rappresentare l’azienda prima ancora di trasportare qualcuno, e il modello parcheggiato nel cortile della sede diceva molto di chi lo guidava. Tra gli anni Novanta e i primi Duemila il baricentro si è spostato. Quadri, commerciali e agenti in giro per l’Italia da una fiera all’altra hanno fatto della station wagon a gasolio il loro ufficio mobile: tanto spazio, lunghe tratte con un pieno solo.
Poi è arrivato il SUV. Seduta alta, un abitacolo che va bene il lunedì in tangenziale e il sabato con la sacca da golf nel baule. Infine i limiti alla circolazione dei diesel più vecchi in molte città e una fiscalità che premia le auto elettrificate hanno aperto un altro capitolo. Qui il plug-in ha trovato il suo pubblico.
Una settimana divisa in due
Il profilo è facile da riconoscere. Dal lunedì al giovedì ci si muove in un raggio ridotto: casa, ufficio, un cliente in periferia, la palestra prima di cena. Poi arriva la trasferta, una riunione in un’altra regione o la visita a uno stabilimento lontano dalla sede. Due usi così diversi hanno imposto a lungo un compromesso. L’auto giusta per il traffico raramente era quella giusta per l’autostrada.
Il plug-in prova a tenere insieme le due metà. In settimana si va in elettrico, ricaricando a casa di notte o nel parcheggio aziendale. Nei viaggi lunghi interviene il benzina, senza soste obbligate e senza costruire il percorso intorno alle colonnine.
La presa del garage
Il cambiamento più visibile riguarda la sera. L’auto si attacca alla presa come il telefono e la mattina riparte carica. Sulla Starray EM-i, il SUV ibrido plug-in che Geely propone in Italia negli allestimenti Pro+ e Max+, l’autonomia in sola modalità elettrica arriva fino a 136 km nel ciclo WLTP. Per molte giornate tra città e hinterland basta e avanza.
Chi ci prende la mano va meno spesso dal benzinaio, e il rifornimento diventa un gesto domestico. C’è anche un effetto collaterale che chi lavora in viaggio apprezza: il silenzio dei tratti urbani, che cambia parecchio le telefonate in vivavoce. «La mobilità di oggi richiede flessibilità, non compromessi», dichiara Marco Santucci, managing director di Geely Italia. «Geely Starray EM-i risponde proprio a questa esigenza: offre i vantaggi della guida elettrica negli spostamenti quotidiani e la libertà di affrontare anche i lunghi viaggi con la massima serenità. Un’unica auto, senza dover scegliere come e dove andare».
Quando la strada si allunga
Venerdì, trasferta. Finita la carica, il motore a benzina prende il comando e l’auto si comporta come un’ibrida tradizionale, con un’autonomia complessiva dichiarata fino a 1.055 km WLTP. Per un manager che parte da Milano verso Roma, o da Torino verso la Riviera per un torneo di golf, vuol dire fare l’andata senza decidere prima dove fermarsi.
Le soste, quando arrivano, servono anche a recuperare energia. Con la ricarica rapida in corrente continua fino a 60 kW si rimette elettricità nella batteria durante una pausa in autogrill o un pranzo di lavoro. Così all’arrivo si ritrova la marcia elettrica proprio dove serve di più, tra code e ripartenze.
Il bagagliaio del sabato
C’è poi una parte della settimana che le schede tecniche raccontano poco, e che nella scelta pesa molto. Il tempo libero. Il SUV del manager è lo stesso che porta la bici da corsa al raduno della domenica o la sacca al circolo. Il bagagliaio della Starray EM-i parte da 528 litri e arriva a 2.065 abbattendo il divano.
Fuori dall’orario d’ufficio torna utile anche il V2L, che permette di usare la batteria dell’auto per alimentare dispositivi esterni. Nel parcheggio di una gara di triathlon l’auto diventa una presa di corrente per il portatile o per il caricabatterie della bici elettrica.
La scelta passa dall’azienda
L’interesse per il plug-in si vede anche nelle car policy. Dal 2025 il fringe benefit delle auto aziendali in uso promiscuo dipende dall’alimentazione e, come ha chiarito l’Agenzia delle Entrate, favorisce elettriche e ibride plug-in rispetto a benzina e gasolio. Nel 2026 il decreto Omnibus ha aggiunto un aggravio per le vetture con più di cinque anni dalla prima immatricolazione. Una spinta in più a rinnovare.
Intanto nei parcheggi delle sedi e dei circoli sportivi, accanto alle station wagon che hanno fatto la storia delle trasferte, si vedono sempre più SUV con il cavo di ricarica arrotolato nel baule. Quale metà della settimana conti di più, molti manager lo scoprono a fine anno, confrontando i chilometri fatti con la spina e quelli fatti con il serbatoio.
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