Joaquin Correa, amichevolmente il ‘Tucu’, torna sulla finale di Coppa Italia di mercoledì scorso, vinta dalla Lazio per 2-0 contro l’Atalanta. A inferire il colpo di grazia ai bergamaschi è stato proprio il trequartista argentino: “prima ancora che arrivasse la palla lanciata da Caicedo avevo già deciso cosa fare: puntare e bruciare sullo scatto l’avversario e poi superare in dribbling il portiere” racconta il laziale in un’intervista a ‘La Gazzetta dello sport’.

ALFREDO FALCONE
“E’ stata la mia prima coppa, una di quelle sere che sogni fin da bambino – continua Correa, ricordando le tre finali perse ai tempi del Siviglia (due contro il Barcellona, una contro il Real Madrid) – Ho cambiato look. Adesso lo posso dire. Visto che le precedenti finali che avevo giocato erano andate tutte male ho deciso di fare qualcosa per spezzare l’incantesimo. E’ andata bene. A parte i familiari, la telefonata più gradita è stata sicuramente quella di Veron, che mi ha lanciato nel grande calcio e a cui sono rimasto legatissimo” dice ancora il ventiquattrenne di Juan Batista Alberdi parlando del suo ex compagno di squadra, allenatore e presidente all’Estudiantes che ha vinto uno scudetto, una Coppa Italia, una Supercoppa e una Supercoppa Uefa con la Lazio. A proposito di Lazio, Correa parla anche del rammarico per la Champions sfumata: “abbiamo buttato via troppi punti, ma abbiamo pagato anche i numerosi infortuni avuti tra novembre e gennaio. Anch’io in quel periodo ho avuto problemi. Senza quegli stop faremmo altri discorsi. Ma ci riproveremo l’anno prossimo” conclude il fantasista laziale. (Stg/AdnKronos)
