La Cassazione ha recentemente confermato l’assoluzione dall’accusa di omicidio colposo per un 60enne che aveva travolto, di notte, una donna che aveva alzato il gomito.
La vittima, a seguito di una lite col marito, aveva abbandonato l’auto per proseguire a piedi lungo la carreggiata della A26, nella stessa direzione di marcia dei veicoli.
Secondo la sentenza “è inesigibile una attenzione del conducente spinta al punto da scandagliare ogni angolo del tratto percorso alla verifica della eventuale presenza di pedoni, sulla cui assenza egli ha invece motivo di fare pieno affidamento“.
È stata quindi annullata la condanna secondo cui l’automobilista “procedeva ad una velocità pure rispettosa dei limiti cinetici in vigore nel tratto autostradale, ma in concreto tale da non consentirgli di arrestare l’auto entro il campo di visibilità delimitato dalla profondità dei fari anabbaglianti“.
Secondo la Cassazione, invece, il 60enne “non solo non aveva l’obbligo di usare i fari abbaglianti, il cui uso gli era addirittura vietato per non abbagliare i conducenti di altre vetture“, ma aveva anche “integralmente osservato la normativa di settore” e perciò “non può essergli mosso alcun rimprovero”.
L’automobilista percorreva il tratto al di sotto del limite massimo di 130/km e per questo, quello che è accaduto, “non può considerarsi circostanza prevedibile, essendovi un assoluto e comunemente rispettato divieto di attraversamento della sede autostradale“.
Infine, è “evidente che qualora si imponesse al conducente di decelerare alla semplice vista del pedone ne risulterebbe gravemente compromessa la stessa circolazione e la sicurezza degli automobilisti, costretti a confrontarsi con un improvviso arresto di una vettura che procede a velocità elevata”.
