Due Triplete nell’arco di pochi mesi, uno con il Barcellona e uno con l’Inter di Mourinho, rimasto nella mente di tutti i tifosi nerazzurri.

Samuel Eto’o ha raccontato quell’impresa a distanza di 10 anni, intervenendo ai microfoni della Gazzetta dello Sport: “l’Inter cercava la coppa dei campioni da 45 anni: arrivare in una piazza così speciale e così affamata e vincerla subito mi sembrò un’impresa unica, un sogno. Il primo contatto fu con quello che sarebbe diventato mio fratello Marco. La storia del suo sms si conosce: un certo Materazzi mi scrive ‘Se vieni tu all’Inter vinciamo tutto’, non ho quel numero in rubrica e chiedo ad Albertini: ‘E’ suo?”. Era il suo. Una cosa del genere non mi era mai successa in tutta la carriera: quel messaggio ha avuto un grande peso nella mia scelta. E ha fatto nascere una grande amicizia“.

Il rapporto con Guardiola era ormai ossidato: “in realtà mi ero già lasciato tutto alle spalle: sapevo che avrei dovuto andarmene, stavo già parlando con diversi club, ma quel messaggio di Materazzi rallentò qualsiasi altra trattativa in corso. Sentii che era l’Inter la strada giusta. L’unico punto in comune tra Mou e Guardiola è la voglia di vincere: personalità completamente differenti e differente visione di calcio“.

Milito segnò 30 gol, ma Eto’o non ha mai guardato all’argentino con gelosia: “grazie a Dio la gelosia non è un sentimento che mi appartiene. Diego era in un grande momento, vicino alla porta non sbagliava mai, ma in fondo faceva quello che facevo io: io giocavo per la squadra, lui segnava per la squadra. Vincere la Champions? Ho avuto una sensazione chiarissima quando ho saputo che avremmo giocato contro il Barcellona in semifinale: più importante era la sfida, più ci saremmo caricati per vincerla“. Indimenticabile il discorso alla squadra prima della finale di Madrid: “non fu lungo, dissi semplicemente: “Una finale non si gioca, si vince. O moriamo in campo e portiamo la coppa a Milano, o moriamo perché a Milano non ci torniamo. Quindi vediamo di tornarci, e di portarci la coppa”. Mi chiese Mourinho di parlare e non me l’aspettavo per niente: semplicemente incredibile, un’altra dimostrazione del fatto che è un signore“.
Nel 2013 è stato vicino il suo ritorno all’Inter dall’Anzhi: “non so se ci sia mai stata una chance concreta, ma avevo espresso il desiderio di tornare: sarebbe stato molto bello. Se sei interista una volta, morirai interista. Non c’è un motivo e questa cosa non può cambiare: è così e basta“.

