Inter, Lukaku si racconta: “ho scelto il calcio per aiutare la mia famiglia. Scudetto? Faccio parlare il campo”

L'attaccante dell'Inter ha raccontato la sua vita, partendo dalle difficoltà affrontate nella sua infanzia fino agli obiettivi che si è posto per la sua carriera

Un attaccante moderno, forte fisicamente e con una progressione spaventosa. Gol? Tanti e tutti di ottima fattura, segnale di come la stazza fisica non per forza limita l’estro. Romelu Lukaku è questo e altro, un giocatore completo e affamato, due caratteristiche che lo rendono tra gli attaccanti più forti del panorama mondiale.

Un percorso lungo e complicato il suo, partito da un’infanzia difficile, da cui il belga ha preso ispirazione per costruirsi una vita di successi: “mio papà non ha avuto fortuna con i soldi. Quando ha smesso la carriera non ha comprato una casa, non ha risparmiato. Quando lui ha finito di giocare io ho capito velocemente che noi avremmo avuto delle serie difficoltà economiche. Ho deciso subito di fare il calciatore. Volevo migliorare la situazione della mia famiglia. Il momento più duro? Non posso dimenticarlo. Un giorno, prima di andare a scuola, vidi mia madre fare un gesto che non ho mai più dimenticato. Prendeva il latte rimasto del giorno prima, aggiungeva l’acqua e poi lo riscaldava per darlo a noi bambini. Era la colazione che dovevamo fare io con mio fratello. Ero piccolo, andavo in prima elementare” le parole di Lukaku alla Gazzetta dello Sport. “Aver sofferto, avere visto i sacrifici dei miei genitori mi ha dato tanta forza, sempre. Niente è arrivato facilmente per me. Non ho avuto dei regali, ho conquistato ogni cosa“.

Un amore ripagato con il primo vero stipendio da calciatore: “comprai una casa ai miei genitori, avevo sedici anni. I primi anni della mia carriera ho lasciato tutti i soldi a mio padre e mia madre, perché loro avevano bisogno. A me bastava giocare a calcio. Era la cosa più bella, non pensavo ad altro. Mi bastava una Playstation 3 o una X-Box per giocare con mio fratello. Niente di più. Ma la prima cosa che ho fatto, quando ho firmato il contratto, è stato comprare una casa ai miei. Mi avevano tirato su, mi avevano fatto andare a scuola, avevano sofferto e faticato per me. Era giusto che li risarcissi“.

Sugli obiettivi del club, Lukaku ha ammesso: “per me la cosa più importante è parlare in campo, dobbiamo giocare e far bene nei 90’. Fuori dal campo non sono una persona che parla tanto. Preferisco esprimermi quando gioco. Ma voglio dare tutto quanto posso per far bene, quest’anno. Per far bene all’Inter. Conte per me è un mentore, un padre, una persona che mi capisce veramente bene. E anche io lo capisco e gli sono grato della stima che ha sempre avuto per me. La prima volta che lui mi ha chiamato, sei anni fa, già voleva che fossi acquistato. Per me giocare per lui è veramente la realizzazione di un sogno. Vedi le sue squadre e capisci che puoi, come singolo e come collettivo, imparare tanto e migliorare tanto“.

Parlando dei difensori più forti mai affrontati, Lukaku ha svelato: “sono tutti forti, in Italia. Koulibaly è tosto, mi diverto quando gioco con lui: mi piace il contrasto, la forza dell’avversario. E’ così con Klavan che gioca a Cagliari, o Kumbulla che era al Verona o con Bonucci o Romagnoli. Tutti giocatori che quando giocano con me ci mettono un impegno particolare. Ma questo vale anche per me, perché voglio vincere, e più il difensore è forte e più mi motiva. Non si meravigli, ma un buon difensore rende l’attaccante migliore, perché lo obbliga a dare tutto e a cercare nuove soluzioni“.

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