Oggi si celebra la festa della donna. In tutto il mondo viene festeggiato il gentil sesso, tra polemiche e critiche, ma anche regali, sorprese e tanto altro. Sui social tantissimi sono i post che omaggiano le donne, tra questi spiccano quelli dell’UEFA, che ha deciso di raccontare 5 storie di sport: storie al femminile, storie di coraggio, di forza, di rinascita, storie di imprese.
Lisa Alzner
Giovane promessa del calcio austriaco, stella della Nazionale giovanile del suo paese, Lisa è stata costretta a ritirarsi a causa di una serie di brutti infortuni a soli 18 anni. Lisa, però, non si è arresa, rimanendo comunque nel mondo del calcio, anche se non nei panni di giocatrice. Lisa, a soli 22 anni, infatti, è una allenatrice: guida la squadra regionale U14 dell’Alta Austria ed è anche istruttrice di allenatori UEFA Playmakers e una dei tre esperti tecnici che aiutano a realizzare il programma di base in tutta Europa. Sta aiutando le ragazze di tutta Europa ad innamorarsi del calcio come esperta tecnica UEFA. “Il mio primo obiettivo è essere il miglior allenatore e mentore possibile per tutte le ragazze che alleno. Non ho obiettivi chiari per cinque, 10, 15 anni, ma è importante varcare le porte se sono aperte e provare cose nuove, per non aver paura di rischiare e di correre rischi”, ha raccontato.
Stéphanie Frappart

Stephanie è già conosciuta nel mondo del calcio: l’arbitro francese è stata la prima donna nella storia ad arbitrare una grande partita maschile UEFA, prima con la Supercoppa ad agosto 2019 e poi con la Champions League a dicembre 2020. Ha anche arbitrato due Mondiali femminili e la finale del 2019 tra Stati Uniti e Olanda.
“So di essere un modello. Le giovani donne guardano la TV, quindi so che se sono qui sul campo possono vedere che è possibile. Questa è la prima cosa che aiuterà alcune ragazze a iniziare ad arbitrare. Io so che ho un ruolo in questo, ma non sto spingendo troppo le donne perché continueranno da sole e decideranno se vogliono fare l’arbitro o no. Come ho iniziato? Giocavo a calcio, ma volevo anche conoscere le regole del gioco, quindi ho iniziato ad arbitrare e ho continuato sia a giocare che ad arbitrare fino all’età di 20 anni, quando mi sono trovata poi davanti ad una scelta. All’epoca, le strutture del calcio femminile erano ancora in fase di sviluppo, quindi ho sentito che sarebbe stato meglio per me continuare come arbitro. Devi avere una passione per il calcio, certamente, se vuoi essere un arbitro, e se lo hai, allora perché no? Provalo“, ha dichiarato Stephanie Frappart.
Asisat Oshoala

Quattro volte calciatrice africana dell’anno, Asisat Oshoala avrebbe potuto rinunciare alla sua carriera da calciatrice poichè i suoi genitori non volevano che giocasse a calcio. Andando contro tutto e tutti, però Asisat ha inseguito il suo sogno, fino a diventare calciatrice femminile africana dell’anno, segnando gol nelle fasi più importanti di gioco, tra i quali la rete nella finale di UEFA Champions League femminile del 2019.
“L’unica persona che mi ha aiutato era mia nonna. Anche se oggi non è viva, era l’unica persona della mia famiglia che era lì per me. Quando gioco le partite più importanti oggi, la ricordo e vorrei che fosse ancora viva per guardami, ma sono abbastanza sicura che sia orgogliosa di me. I miei genitori hanno cambiato idea dopo la Coppa del Mondo U20, quando ho vinto pallone d’oro e scarpa d’oro. Quello è stato uno dei momenti in cui mi sono sentita davvero felice. Hanno detto: “ci rendiamo conto che hai il talento e non lo lasceremo morire”. Ho una fondazione, che sostiene le ragazze. Non perché non mi importi dei maschi, ma l’ambiente e la società, quando si tratta di sport, sono sempre più favorevoli agli atleti maschi rispetto alle atlete, quindi questo è un punto di forza per me. Posso raccontare la mia storia a queste ragazze, consigliarle, parlare con loro e dire di inseguire i loro sogni, spingere per raggiungerli, rimanere concentrate e non arrendersi. Devi essere il tuo sostenitore numero uno, il tuo motivatore numero uno – se non ti motivi non puoi ottenere l’energia dalle altre persone. Non aspettare che le persone ti diano credito, devi dare credito a te stesso“, ha raccontato la giocatrice del Barcellona.
