
Verità amare, firmate Emanuele Giaccherini. Il calciatore, trasferitosi al Chievo durante il calciomercato di gennaio, è tornato a parlare della sua triste avventura al Napoli, con Maurizio Sarri che praticamente non lo ha mai (o quasi) impiegato. Panchine, panchine e solo panchine senza un motivo reale: scelte, che lo stesso Giaccherini motiva così nel corso di un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport. Queste le sue parole:
“Come mai ho trovato così poco spazio? Me lo sono chiesto anche io. L’unica spiegazione è l’infortunio iniziale che mi impedì di far vedere a Sarri che sono una mezzala: restai fuori due mesi per uno strappo e nel frattempo arrivarono Zielinski e Rog. Così Sarri mi mise esterno, un ruolo che non faccio bene: per lui ero il vice Callejon. È stato un disguido tattico. Ho provato a dimostrare di poter comunque essere utile al Napoli, ma lui ormai aveva questa visione di me. In campionato ho fatto una sola gara da titolare e ho anche segnato. Ma non mi sono mai permesso di chiedergli perché non giocassi mai”.
“Ha problemi di rapporto con le riserve. In allenamento…”
“È vero che Sarri in allenamento si concentra sui titolari e segue meno le riserve? Sì. In campo è bravissimo, ma ha questo problema di rapporto con le riserve. Quando alleni una grande squadra devi saper gestire bene il gruppo e sotto questo punto di vista Sarri difetta. Per lui esistono 14 o 15 giocatori, ma se hai le coppe e vuoi vincere il campionato hai bisogno della rosa intera. Ed è giusto far sentire tutti importanti. Io a Napoli non mi sono mai sentito importante”.
Differenza tra Conte e Sarri
“Entrambi predicano il recupero immediato della palla, il pressing alto, il gioco propositivo. La differenza principale riguarda la gestione: per Conte sono tutti importanti e nessuno indispensabile, per Sarri ci sono undici indispensabili e gli altri vengono dopo”.

