“Mi chiamano lesbica per i capelli”, l’ultimo allarme in un calcio arcaico e orribilmente maschilista

I gay nel calcio, un tema che difficilmente viene affrontato e spesso nascosto sotto al tappeto: Bellerin ha acceso i riflettori sulla questione raccontando la sua esperienza

I gay nel calcio: un tema poco analizzato e spesso nascosto sotto al tappeto, principalmente per paura di essere giudicati e derisi. Il calcio di oggi, nonostante il VAR e la continua evoluzione tecnologica, resta ancorato a valori arcaici e medievali, venendo rovinato da numerose piaghe che rendono complicata quell’auspicata evoluzione.

Coming-out

Foto di Facundo Arrizabalaga / Ansa

Nessun giocatore in attività prende in considerazione di fare coming-out, tenendo nascosta la propria omosessualità per non essere giudicati dai compagni e dai tifosi, soprattutto in un’era social dove ogni insulto e accusa difficilmente non arriva a destinazione. Un problema su cui ha posto l’accento anche Lahm nel suo libro, in cui ha addirittura sconsigliato ai compagni di uscire allo scoperto. Un discorso ampio, in cui il tedesco ha analizzato i problemi con cui questi giocatori devono fare i conti, mostrando anche una certa empatia.

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L’allarme di Bellerin

Foto di Felipe Trueba

Al fianco di Philippe Lahm, nonostante le polemiche, è sceso in campo anche Hector Bellerin, difensore dell’Arsenal che ha ammesso come il calcio non sia pronto ad affrontare il tema dell’omosessualità. Il francese lo ha confermato ai microfoni del Times: “non credo che il calcio sia pronto. Negli spogliatoi se ne parla, ma non ho mai sentito nessuno che abbia detto di essere gay. E se qualcuno lo facesse, i compagni di squadra non direbbero nulla e lo farebbero per proteggerlo. È impossibile che un calciatore decida di annunciare la sua omosessualità. Alcuni tifosi non sono preparati“.

“Lesbica”

Bellerin
Foto di Facundo Arrizabalaga / Ansa

Bellerin ha anche portato a conferma della sua tesi un esempio che lo riguarda in prima persona, dal momento che lui stesso ha subito insulti e critiche per il aspetto fisico. “La gente mi ha chiamato ‘lesbica’ perché avevo i capelli lunghi e ho ricevuto molti altri insulti omofobi, alcuni dei quali negli stadi, ma la maggior parte sui social network. Ho imparato a proteggermi da queste cose, ma a volte possono condizionarti e di tanto in tanto ti portano a metterti in discussione. Ma le persone devono potersi esprimere nel modo che le rende più felici“. Parole dure e crude che confermano il maschilismo di un calcio ancora arcaico sotto certi aspetti, vere e proprie piaghe che limitano questo meraviglioso sport, rovinandolo in maniera ormai quasi irreversibile.