“Tuchel è un grandissimo, ma io preferirei perdere la finale di Champions con Guardiola in panchina piuttosto che vincerla con un altro tecnico. E il City comunque ha dominato la Premier con la miglior difesa“.

Parole e musica di Roberto De Zerbi, riuscito a spaccare in due l’Italia intera con una dichiarazione rilasciata alla Gazzetta dello Sport. Un assunto che a molti potrebbe far venire i brividi, perché mai rinunciare a un trofeo così prestigioso solo per avere Pep Guardiola in panchina? La risposta non va ricercata nel breve periodo o nell’unicità dell’evento, bensì su un lavoro a lungo termine che permette di comprendere come una squadra cambi letteralmente se allenata nel modo giusto.
Il bel calcio

Meglio il bel calcio sponsorizzato da Guardiola e De Zerbi, oppure il pragmatismo incensato da Allegri? Una risposta non c’è, il calcio è bello perché è vario e non presenta verità assolute. C’è da dire comunque che, vincere con il bel calcio è molto più difficile che farlo con il pragmatismo, dove la strada per il risultato è più corta e meno irta di insidie. L’esempio di Tuchel ne è la conferma, considerando la vittoria della Champions League nonostante l’arrivo in corsa al posto di Lampard. Per riuscirci ha aggiustato e inquadrato il Chelsea, mettendo in difficoltà avversarie più prestigiose e sorprendendo Guardiola in finale. Perché non ci è riuscito con il Paris Saint-Germain? Per via delle caratteristiche della squadra parigina, impossibili da paragonare al Chelsea. E’ arrivato in finale direte voi, sì ma anche Guardiola lo ha fatto e il suo tipo di calcio adesso è considerato ‘inferiore’ rispetto a quello professato da Tuchel.
Lungo periodo

Proprio qui sta la difficoltà di quanto detto in precedenza, ovvero modellare una squadra a giocare il bel calcio è un processo che ha bisogno di molto più tempo. Pep Guardiola ne è l’esempio, così come lo può essere Maurizio Sarri alla Juventus. Il percorso iniziato con i bianconeri avrebbe meritato qualche anno in più, invece di essere interrotto nonostante la vittoria dello Scudetto. Agnelli non ha saputo aspettare e ha rimescolato le carte, affidandosi a Pirlo e accantonando il progetto. Il Sassuolo invece ha creduto in De Zerbi ed è riuscito ad arrivare fino all’ottavo posto in classifica, gettando le basi per il futuro. Impossibile dire chi abbia torto e chi ragione, ma la frase di De Zerbi su Guardiola ha una sua logica: non fermatevi alle apparenze perché, dietro le frasi più assurde, si nasconde sempre un ragionamento.
